Il dolore
Rimangono in carcere i tre profughi violenti
LUCCA. Il giudice Valentino Pezzuti sposa la tesi del pm onorario Michela Malfatti e lascia in carcere i tre profughi che nella tarda mattinata di venerdì hanno creato momenti di forte tensione in...
LUCCA. Il giudice Valentino Pezzuti sposa la tesi del pm onorario Michela Malfatti e lascia in carcere i tre profughi che nella tarda mattinata di venerdì hanno creato momenti di forte tensione in via della Formica a San Concordio. Non ne volevano sapere di andarsene dalla casa del Ceis dove otto di loro alloggiavano da due anni in virtù di un programma di aiuti iniziato nel 2011 e che è terminato. Due uomini e una donna - tutti nigeriani - erano gli irriducibili. Volevano 1200 euro per andarsene rifiutando i 500 euro pattuiti dall’autorità di governo. Così, stando all’accusa, avevano minacciato la dirigente del Ceis, Gabriella Mauri, accerchiandola, rinchiudendola da prima nella casa e poi impedendole di andarsene a bordo della sua Panda arrivando a mettersi davanti e uno di loro a poggiare la propria testa sotto a un pneumatico e facendo correrle il rischio, in caso di una qualsiasi manovra, di provocare lesioni gravissime e irreversibili. A placare gli animi erano intervenute tre pattuglie dei carabinieri e una della polizia municipale con tre militari finiti al pronto soccorso per lesioni giudicate guaribili in dieci giorni.
L’udienza. Una volta effettuata la convalida il legale dei tre profughi ha chiesto per i loro assistiti il patteggiamento della pena. Otto mesi per Ik Osazee, 26 anni e Titi Okhiri di 20 mentre Joyce Obunnwa, 25 anni, l’unica donna del gruppo che protestava, avendo parzialmente ammesso l’addebito ha avuto una riduzione di due mesi rispetto agli altri e se la caverà con sei mesi di reclusione. Gli altri due invece hanno negato la circostanza e alla fine dell’udienza uno di loro ha chiesto se in carcere poteva fumare.
Danni. La casa del Ceis si presenta in condizioni igienico sanitarie pietose con bagni e rivestimenti danneggiati. Ma al momento e forse anche in futuro non ci saranno denunce.
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