Il Tirreno

Lucca

«Programmazione per il turismo»

di Marco Innocenti
«Programmazione per il turismo»

Il presidente di Turislucca: «Serve anche più cura per città e territorio. Un’idea per far rifiorire il mercato del Carmine»

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LUCCA. «Abbiamo l’oro, ma ancora non sappiamo venderlo». In estrema sintesi è questo il giudizio che della situazione del turismo dà uno dei più profondi conoscitori del settore, Gabriele Calabrese, presidente del consorzio Turislucca.

«Sento parlare di progetti di coordinamento e di promozione, ma è così da anni e, anche assenza di risorse da parte degli enti pubblici, mi pare tempo buttato via. C’è invece una cosa che devono e possono fare nell’immediato: mantenere bene – dice Calabrese – il patrimonio unico di cui disponiamo. Offrire una città pulita e dotata di un adeguato arredo, curare il territorio e garantire servizi all’altezza del flusso di qualità che vorremmo avere sarebbe già un bel passo avanti. Inutile invece, in questa fase, ipotizzare nuove strutture come cabina di regia o rispolverare la questione della convegnistica. Grande risorsa, questa, ma non possiamo negare che siamo in questo campo all’anno zero».

Provincia e Comuni non possono proprio fare di più?

«L’urgenza vera è la programmazione, ma le strutture di cui dispongono gli enti locali sono scatole vuote. Apprezzabile tuttavia l’impegno: la Provincia, ad esempio, con i pochi mezzi a disposizione che le sono rimasti sta facendo cose intelligenti. Cura bene l’immagine del territorio sul web, con i media e i blogger, facendo informazione e promozione in modo moderno ed efficace. E ottimi risultati darà la rete Iatanet che raccoglie tutte le informazioni dei siti degli operatori turistici del territorio. Ma se tolgono le Province, a chi andranno queste competenze?».

Gli imprenditori e chi opera nel turismo non possono avere un ruolo nella promozione?

«Certamente sì. Hanno competenze e professionalità e vanno sostenuti negli sforzi che stanno già compiendo. E vanno ascoltati quando propongono di superare il “muro di Berlino” che c’è tra una città e l’altra, nel territorio provinciale e tra province limitrofe. Chi lavora nel turismo sa bene che il flusso della nostra area vede Lucca inserita in un contesto di attrattive che include anche le province di Pisa e Pistoia e arriva addirittura fino alle Cinque Terre. Per uno straniero, Lucca è vicinissima alle perle della Liguria o al duomo di Pistoia. Ma ripeto: i Comuni devono innanzitutto pensare a presentare città pulite e servizi funzionanti. A partire dalla fruibilità dei musei».

Già i musei. Se ne parla da anni, ma ancora non si è visto il famoso biglietto unico.

«Se ci fosse, tutti ne trarrebbero un guadagno, anche i musei statali che hanno presenze medie di poche decine di persone al giorno. Ci sono però intoppi burocratici che sembrano impedire alle Soprintendenze di raggiungere un accordo con enti locali e curie. Tra questi ultimi soggetti non dovrebbe essere però impossibile trovare un’intesa. Mettere sullo stesso biglietto l’accesso alle Torri, all’Orto botanico, alla Casa e alle altre proprietà Puccini, all’Opera del Duomo e a Ilaria e magari alle ville storiche certamente consentirebbe di attrarre flussi di visitatori più cospicui. Io credo che sia solo questione di volontà e disponibilità. E la collaborazione andrebbe allargata alla creazione di pacchetti turistici sul territorio da collegare al Summer Festival».

Altro progetto che pare rimasto al palo è la famosa “rete del verde” che doveva offrire pacchetti legati a VerdeMura e Murabilia, ai parchi delle ville, all’Orto botanico, alle mostre delle Camelie, dell’Azalea e di S. Zita, agli itinerari ciclabili lungo il Serchio. Parole al vento?

«Non ne sappiamo più niente. Ed è un peccato. Vede, in questi giorni si riparte con la Mostra delle Camelie: bella, bellissima, ma dopo venti anni ha ancora la stessa affluenza, non decolla. Ci sono tante proposte davvero affascinanti, ma ognuno pensa alla sua, al suo orticello. Il risultato è che una offerta strabiliante rimane conosciuta da pochi. Di più, senza dubbio, si potrebbe fare per mettere in rete le tante iniziative legate al verde, per fare davvero sistema. Ma qui si torna al discorso dell’assenza di programmazione».

Intanto arriva la tassa di soggiorno. Vede rischi?

«Dico di guardare alle cifre e di riflettere. Lo scorso anno abbiamo avuto a Lucca 6mila pullman che hanno lasciato in media 50 euro ciascuno. È una tassa di scopo e il ricavato va reinvestito nel settore. Ora soldi potrebbero arrivare anche dalla tassa di soggiorno, ma stiamo attenti: la crisi porterà già di per sè alla riduzione delle gite e negli arrivi di gruppi. Sarebbe intelligente una politica mirata per attrarli, mentre nuove tasse potrebbero ulteriormente scoraggiarli. E in ogni caso il ricavato dalle tasse va utilizzato per qualificare l’accoglienza e far funzionare i servizi».

Se avesse la bacchetta magica, cosa farebbe per migliorare subito la situazione?

«Comincerei dalla cura per la città. Possibile, ad esempio, avere una bruttura come il mercato del Carmine nel bel mezzo del flusso turistico tra le Torri e piazza Anfiteatro? Non si può ripulirlo un po’ e riempire in qualche modo i tanti spazi vuoti, anche in attesa di un progetto di recupero organico? Vede, hanno un gran successo i tour che puntano sulla cultura e l’enogastronomia. All’inizio della mattinata facciamo vedere ai gruppi le bellezze storico-architettoniche, poi cominciamo a portarli nei negozi dei prodotti tipici, facciamo assaggiare le focacce, la cecina, i formaggi e i nostri vini. Il successo è strepitoso. Ma quando passiamo da piazza del Carmine andiamo a dritto. Pensi invece quale richiamo eccezionale avrebbe, se riuscissimo a rivitalizzarlo trasformandolo in un centro di vendita dell’agroalimentare di qualità circondato da tanti locali che offrono il meglio della cucina locale, come avviene a Pistoia nel comparto della Sala. È solo un’idea, bisognerebbe davvero cominciare a fare qualcosa in concreto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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