Il dolore
Viale Europa, benvenuti all’inferno
Traffico pesante a tutte le ore con inquinamento alle stelle. I residenti sono delusi ed esasperati: «Non ce la facciamo più»
MARLIA. Esasperati, arrabbiati, delusi, stanchi di una battaglia infinita. È così che definiscono il proprio stato d’animo coloro che vivono lungo il viale Europa, il (malandato) nastro d’asfalto trafficato come una superstrada che attraversa le frazioni di Marlia e Lammari. Dopo anni di polemiche, promesse e silenzi (fatta eccezione per il rumore dei rimorchi che saltano sulle buche che si sono aperte sul fondo stradale), dopo gli scontri politici sull’ordinanza sul senso unico varata dall’amministrazione comunale, dopo la mancanza di un qualsiasi intervento di miglioramento (causa i tagli drastici che hanno ridotto al rosso le casse provinciali), le proteste tornano a farsi sentire.
Chiusi nelle proprie case per difendersi da inquinamento atmosferico e acustico, i residenti ricominciano a mostrare segni di malumore, scoraggiati, ma non per questo pronti ad arrendersi.
«Qui non è cambiato niente. Guardi il muro della casa, imbiancato due anni fa e di nuovo tutto nero. Guardi il piastronato in porfido qui davanti. Guardi che crepe. Sono le vibrazioni. Qui si vive così, sempre chiusi in casa, ma la polvere nera che alzano le auto e i camion entra anche con le porte e le finestre chiuse. Per un po’ dopo l’ordinanza, i mezzi pesanti erano diminuiti, ma ora siamo tornati alla situazione precedente al provvedimento».
A parlare è Leonardo Di Grazia, che vive con la moglie in una villetta a poche decine di metri di distanza dalla località “Ponte alla Posta” (Lammari). Mentre parla, passeggia per il giardino, mostrando le crepe e le tracce inequivocabili dell’inquinamento sui muri della casa. A poca distanza, i camion transitano in senso vietato e ogni volta che saltano su una buca, fanno tremare i vetri delle finestre. La gente dice che i camionisti si avvertono tra loro con i cellulari e i “baracchini” (le ricetrasmittenti cb). Quando i vigili sono in zona per i controlli, non c’è camion che violi il senso unico, ma basta che la pattuglia sparisca che subito ricomincia il solito tran-tran.
«Dia un’occhiata a quel tombino. Compriamo noi l’asfalto e, di notte, quando non c’è traffico, ne mettiamo un po’ attorno, per evitare che si rompa: Stefania Giampaoli indica una toppa nera sulla strada. Gli interventi tampone “fai da te” sono fatti per evitare guai peggiori (sotto passa la fognatura).
I Giampaoli estiscono un panificio, al primo piano della casa dove abitano e che, come tante altre in questa zona, ha sui muri i segni delle vibrazioni causate dal passaggio dei mezzi pesanti. «Le vede le scale? Sono tutte sconnesse. Le abbiamo risistemate poco tempo fa, ma il muratore ha detto che c’è poco da fare. Sono i camion. Ogni tanto passa un cantoniere. Con una pala butta catrame sulle buche più profonde, lo batte bene, ma serve a poco. Dopo qualche ora la toppa è già sparita».
A Nella Dianda un mezzo pesante ha sradicato il terrazzo di casa. La signora Nella abita sull’angolo tra via dei Masini e viale Europa. Un camion in manovra ha distrutto in un sol colpo terrazzino, marciapiede privato e cassetta del gas, con conseguente perdita sulla quale i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per ore. «Il camionista non si è neanche fermato. Un automobilista lo ha inseguito fino ad Altopascio e poi ha preso il numero di targa. A volte devo attraversare la strada, a piedi, ma ho sempre molta paura» dice insieme al figlio Massimo Acciari.
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