Attenzione
Patteggiano e restano in carcere i profughi della casa del Ceis
Otto mesi a due nigeriani e sei a una giovane immigrati accusati di aver aggredito la dirigente del centro di accoglienza chiedendole 1200 euro anziché i 500 pattuiti e aver colpito con calci e pugni tre carabinieri
Alla fine hanno chiesto al giudice se in carcere potevano fumare. Ik Osazee, 26 anni, Titi Okhiri di 20 e Joyce Obunnwa di 25 hanno patteggiato davanti al giudice Valentino Pezzuti con l’accusa di violenza privata, lesioni e resistenza a pubblica in seguito alla rivolta avvenuta nella tarda mattinata di venerdì alla casa di accoglienza del Ceis in via della Formica a San Concordio. I tre nigeriani - due uomini e una donna - non ne volevano sapere di lasciare l’abitazione in cui erano stati alloggiati da due anni nell’ambito del programma di aiuti ai profughi del costo per lo stato di 750 euro mensili ciascuno. Nel corso della protesta la dirigente del Ceis, Gabriella Mauri, era stata accerchiata e rinchiusa nell’abitazione dagli otto nigeriani (due dei quali non avevano titolo per ricevere il denaro in quanto avevano da tempo lasciato la casa) che pretendevano, anzichè i 500 euro cadauno, pattuiti a livello governativo almeno 1200 per lasciare i locali. Sul posto erano intervenute anche tre pattuglie dei carabinieri e i vigili urbani che, non senza difficoltà e prendendo anche calci e pugni, avevano portato la situazione alla normalità liberando l’abitazione e portando in caserma i rivoltosi. Per tre di loro era scattato l’arresto. Osazee e Okhiri hanno patteggiato a otto mesi di reclusione, sei mesi invece per la giovane nigeriana che, almeno parzialmente, ha ammesso l’addebito.
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