Il Tirreno

Lucca

Arrestati 3 profughi che vogliono restare nella casa del Ceis

Arrestati 3 profughi che vogliono restare nella casa del Ceis

Tensione a San Concordio con tre carabinieri in ospedale Per andarsene volevano 1.500 euro anziché i 500 pattuiti

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LUCCA. Il programma di aiuti ai profughi iniziato due anni fa è terminato. E in tutt’Italia devono essere sgomberati i centri di accoglienza. E i disordini scoppiano un po’ ovunque. Anche nella periferia cittadina. Sono le 11,30 quando al casa del Ceis in via della Formica a San Concordio inizia la protesta. Vittima la dirigente del Ceis, Gabriella Mauri che - assieme a personale della Prefettura - arriva all’abitazione per lo sgombero. Viene accerchiata da otto extracomunitari - tra cui una donna, tra le più combattive - che chiedono più soldi di quanti contrattati con l’autorità di governo (500 euro). Ne vogliono 1500 e due di loro non hanno neanche il diritto di pretendere la cifra stabilità perché se ne sono andati tempo addietro dalla struttura. La situazione si fa pesante e sono costretti ad intervenire tre pattuglie del radiomobile e una dei vigili urbani. Una decina di uomini per bloccare la furia dei profughi giunti due anni fa direttamente da Lampedusa dove erano sbarcati. Per breve tempo via della Formica è chiusa al traffico e alla fine tre militari sono costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso (se la caveranno in 10 giorni).

Tre arresti. Nel tardo pomeriggio i carabinieri decidono di arrestare tre nigeriani con l’accusa di resistenza, lesioni e violenza a pubblico ufficiale. Si tratta di una donna di 25 anni e di due giovani di 26 e 20 anni. Stamani saranno processati in tribunale con rito direttissimo.

Situazione complessa. Scoppia il caos quando l’auto della dirigente del Ceis viene accerchiata con la donna che si rifugia all’interno. Non può nemmeno scappare perché uno dei profughi esasperati mette la testa sotto un pneumatico con il rischio che, se l’auto si muove, lui muore con la testa fracassata. Sono in quella casa del Ceis da due anni e vogliono più soldi in barba agli accordi con il governo. Gli ospiti della struttura fanno parte di un programma che prevedeva un contributo di circa 700 euro per gli inquilini della casa. Ma il programma è terminato e i profughi dovevano sgomberarre.

Danni per migliaia di euro. Tra l’altro l’abitazione di via della Formica è ridotta in uno stato pietoso. All’interno della casa di accoglienza i sanitari dei bagni sono rotti, le mattonelle staccate e regna ovunque disordine e sporcizia. L’intervento dei carabinieri - che si è protratto sino alle 14 - è stato provvidenziale e ha evitato che la situazione degenerasse con la signora Mauri in balia degli otto immigrati che non volevano andarsene senza ricevere i 1500 euro. Denaro che il Ceis non poteva dare.

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