Il Tirreno

Lucca

Alce: bocciati i ricorsi dei comitati contro l’impianto

di Chiara Lammari

Per il Consiglio di Stato sono arrivati oltre il tempo massimo Soddisfazione dell’azienda, i cittadini annunciano battaglia

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BORGO A MOZZANO. Appelli irricevibili poiché presentati tardivamente rispetto ai termini prescritti per legge.

Questa, in sostanza, la motivazione con cui il Consiglio di Stato ha deciso di cassare i due ricorsi presentati da un gruppo di cittadini e da Legambiente Onlus contro il progetto di centrale a biomasse proposto da Alce spa.

Al contrario del Tar, il Consiglio di Stato ha ritenuto che il piano prospettato dall’azienda (la costruzione di un impianto per la produzione di energia elettrica) avesse una pubblica utilità e per cui fosse necessario applicare il rito abbreviato, dimezzando i termini del processo.

Secondo la tesi sostenuta dalla Corte, perciò, i ricorsi dovevano essere presentati poco dopo la sentenza di primo grado, depositata ufficialmente il 15 novembre 2011. Avendo trasgredito tale prescrizione il Consiglio ha dichiarato, appunto, gli appelli irricevibili, riconoscendo infine integralmente compensate fra le parti le spese in giudizio. La questione del rito abbreviato era già emersa il 12 febbraio 2013, durante la prima udienza del procedimento, quando gli avvocati dei ricorrenti, Gianluigi Ceruti e Nicola Marcuccetti, avevano a lungo dibattuto con i legali dell’azienda.

Soddisfatto l’amministratore delegato di Alce spa Maurizio Varraud: «Noi siamo sempre stati fiduciosi sul pronunciamento della Corte perché sapevamo che l’autorizzazione all’impianto era stata concessa con tutti gli scrupoli possibili. Voglio ribadire che il progetto che abbiamo proposto da un punto di vista ambientale sarà sicuramente migliorativo. Inoltre creeremo occupazione e riallacceremo i contatti con tutti gli imprenditori boschivi che, da quando avevamo bloccato l’attività, versavano in condizioni di difficoltà. Il nostro impianto – prosegue Varraud – rivitalizzerà la montagna e presto costituiremo ufficialmente la New Co.: la società che si occuperà di costruire la centrale».

I membri del Comitato Ambiente e Salute, dal canto loro, si dicono intenzionati a non mollare la presa: «Noi non ci fermiamo – annuncia il presidente Donatella Zanotti –. Per un cittadino comune la decisione assunta dal Consiglio di Stato è, a dir poco, incomprensibile. La Corte si è infatti concentrata esclusivamente sugli aspetti procedurali e, ancora una volta, come già successe con il Tar, si è deciso di non entrare nel merito dei ricorsi. Tutta l’impalcatura relativa all’ambito sanitario non è stata neppure toccata, anche se assolutamente basilare. Sta alla politica adesso farsi carico di questa situazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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