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Lucca

parla andrea Marcucci

«In giro c’è voglia di cambiare»

«In giro c’è voglia di cambiare»

Il senatore (riconfermato): noi renziani ci siamo impegnati

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LUCCA. «Non sono sorpreso del successo del Movimento 5 Stelle, anche nella nostra zona. Chi, come me, ha girato in campagna elettorale parlando con le persone e stringendo le mani, si rendeva conto che c’era un desiderio di cambiamento». Andrea Marcucci, rieletto al Senato con il Partito Democratico, si prepara a settimane “in bilico” e costellate da appuntamenti importanti nei palazzi romani: l’incarico per formare il Governo, la fiducia, l’elezione del Presidente della Repubblica (la seconda per Marcucci, dopo quella del 1992).

Subito dopo il voto lei ha parlato di «occasione persa» per il Pd. È ancora di questa idea?

«Il risultato è stato al di sotto delle aspettative. E ci consegna una situazione che non ci permette di portare avanti il progetto di centrosinistra che volevamo. Purtroppo, ci siamo trovati tra due fuochi: da una parte il desiderio di critica “pura” del Movimento 5 Stelle, dall’altra le promesse del Pdl. La cui tenuta, per me, è la vera sorpresa di queste elezioni. Il punto è che le persone, in questo momento, hanno avuto bisogno di una semplificazione del messaggio”».

E il Partito democratico, evidentemente, non è stato in grado di proporre questo tipo di messaggio...

«La campagna elettorale del Pd e di Bersani è stata logica: ha esaminato al situazione e fatta una proposta complessa, non promesse che poi non avrebbe potuto mantenere».

Lei, durante le primarie per il candidato del centrosinistra, ha appoggiato con decisione Matteo Renzi. È d’accordo che quelli che dicono che se il candidato fosse stato il sindaco di Firenze il Pd avrebbe vinto agilmente?

«Non si può fare un’analisi ex post. È possibile che, dopo le primarie, alcuni elettori di Renzi (anche nella nostra zona) abbiano scelto altre forze, a partire dal Movimento 5 Stelle, così come alcuni esponenti del Pd (vedi Ichino) abbiano fatto scelte anche radicali. Ma chi ha sostenuto Matteo ha poi fatto campagna per Bersani».

Su questo punto non tutti i bersaniani sono concordi. Anzi, si parla di un disimpegno da parte dei supporter del sindaco di Firenze.

«Certo non per quanto mi riguarda. Se vuole, le faccio vedere sulla mia agenda tutti gli impegni che ho avuto nelle quattro settimane di campagna elettorale. E in questo periodo ho fatto molte iniziative con i renziani, senza cogliere alcun disimpegno».

Ma questo voto apre le porte a Renzi come futuro condidato del centrosinistra?

«Innanzitutto Bersani non ha concluso il suo percorso. Spero che Napolitano gli conferisca l’incarico e che ottenga la fiducia dalle Camere. In ogni caso, c’è un bisogno di rinnovamento all’interno del nostro partito, da affrontare nella maniera più aperta possibile».

Ma secondo lei si torna a votare in tempi brevi o brevissimi?

«Diciamo che se scommettessi con i bookmakers inglesi, dopo una campagna elettorale così aspra e visti i risultati, punterei, temendolo, in un voto a giugno».

E se invece si formasse un Governo di centrosinistra, lei sarebbe disposto a ripetere l’esperienza del 2006-2008 quando è stato sottosegretario ai beni culturali?

«Io penso che noi eletti dovremmo fare quello per cui siamo stati eletti. Personalmente, voglio svolgere la mia attività di parlamentare con una forte propensione sul territorio. Per il resto, vedremo. Comunque bisogna fare un “in bocca al lupo” a Bersani e all’Italia».(l.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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