Il Tirreno

Lucca

Ex Colged, il degrado accanto alle Mura

di Luca Tronchetti
Ex Colged, il degrado accanto alle Mura

Nessuno s’interessa al recupero di un’area trasformata in discarica e usata come rifugio da persone senza dimora

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LUCCA. Il degrado abita a meno di un chilometro dalle Mura. All’interno di un’area di 13.450 metri quadrati dove sino a una quindicina d’anni fa prosperava la Colged. Adesso quei capannoni abbandonati nascondono clandestini, clochard, ubriachi, tossicodipendenti, disperati. La manovalanza della criminalità. È un’immensa discarica dove si trova di tutto (eternit compreso). E all’imbrunire può accadere di tutto: accoltellamenti tra extracomunitari, piccoli incendi appiccati per ripicca o per semplice dabbenaggine dagli «ospiti» della struttura. Per non parlare dei «pendolari del crimine», i «trasfertisti del furto» che trovano nei capannoni sulla via Romana all’Arancio un rifugio sicuro per trascorrere la notte e poi, all’alba, allontanarsi e sparire come fantasmi. Carabinieri, polizia, vigili urbani e pompieri in questi anni sono dovuti intervenire più di una volta. Ma si tratta di operazioni chirurgiche mirate che non risolvono il problema alla radice.

Situazione igienico-sanitaria. Comune e Asl sono stati informati del degrado strutturale e sanitario del complesso ex Colged. Entrarci è un gioco da ragazzi. E in queste notti d’inverno i cinque edifici diventano un rifugio naturale. Vetri dei fabbricati rotti a sassate, porte sfondate a calci, fili dell’energia elettrica pencolanti e pericolosi. E all’interno l’inferno: cocci di bottiglia sparsi ovunque, escrementi umani di ogni genere, infissi a terra, pareti permeate di umidità, calcinacci, avanzi di cibo, vecchie coperte, cartoni e stracci. E dei bagni che un tempo erano a disposizione di dipendenti e maestranze non è rimasto un sanitario. Soltanto sacchetti di nylon pieni d’immondizia, pezzi di compensato usati come tavolo per consumare un pasto improvvisato e un odore nauseabondo di urina. Un’autentica vergogna. Eppure, ad oggi, al di là della buona volontà dei carabinieri di S. Concordio e delle forze dell’ordine (una decina i clandestini trovati durante i controlli ed espulsi dal territorio nazionale) nessuno muove un dito. Basterebbe, una volta ripuliti gli ambienti, chiudere gli ingressi, riparare porte e finestre, effettuare una vigilanza più stretta in attesa di un piano di recupero che possa far tornare a vivere un complesso di quelle dimensioni.

Il piano dimenticato. L’area, tra l’altro, venne posta sotto sequestro nel novembre 2008 nell’ambito dei sequestri di ville e stabilimenti riconducibili a società facenti riferimento ll’imprenditore versiliese Giovanni Tronci attualmente sotto processo al tribunale di Lucca. Un anno prima l’allora assessore Marco Chiari, anche lui sotto processo con Tronci ed altre persone per truffa, falso e altri reati, aveva presentato un piano di recupero che prevedeva un mega progetto di ristrutturazione con la realizzazione di un residence dotato di albergo, piscina, parcheggio e verde pubblico e privato. Un’operazione immobiliare da 30 milioni. La domanda sorge spontanea: perché il Comune, una volta verificata l’effettiva proprietà dell’immobile (sotto sequestro? ) e al termine del processo (la sentenza è prevista entro febbraio) non prova a recuperare, almeno parzialmente l’area, e destinarla a spazi pubblici (sportivo-ricreativi) per giovani?

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