Il dolore
Confermati i domiciliari all’imprenditore dei clan
LUCCA. Resta ai domiciliari l’imprenditore edile Antonino Giordano, 53 anni, originario di Misilmeri (Palermo) già condannato a 4 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e sottoposto a...
LUCCA. Resta ai domiciliari l’imprenditore edile Antonino Giordano, 53 anni, originario di Misilmeri (Palermo) già condannato a 4 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e sottoposto a misure di prevenzione di carattere personale. Era stato arrestato dalla tributaria della guardia di finanza su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip con l’accusa di trasferimento fraudolento di azienda in relazione all’intestazione della ditta Due Gi Costruzioni di via del Brennero a San Marco. Sapeva bene di non poter infiltrarsi nel tessuto economico lucchese se si fosse presentato in banche o in comune per ottenere aperture di credito o finanziamenti. Perché il certificato antimafia necessario lo avrebbe smascherato. Così aveva intestato fittiziamente la ditta al figlio Giovanni. Il suo legale, dopo il provvedimento del gip su richiesta del pm Fabio Origlio, aveva presentato ricorso al tribunale del Riesame di Firenze. Che ha respinto l’istanza confermando i domiciliari ad Antonino Giordano. Non solo. Al figlio Giovanni, residente a Palermo e indagato in concorso, il tribunale della Libertà ha revocato i domiciliari sostituendoli con il divieto di esercitare l’impresa (è titolare in Sicilia anche della ditta D.I.). Confermato invece il maxi sequestro preventivo: immobili, automezzi, conti correnti e titoli per un valore di 6,8 milioni. Una somma passibile di confisca in caso di condanna.
L’impianto accusatorio quindi ha retto in virtù di intercettazioni telefoniche e ambientali e di accertamenti bancari e patrimoniali svolti dalla tributaria diretta dal tenente colonnello Vito Di Terlizzi. Per l’accusa Antonino Giordano è un personaggio legato ad Angelo Bonanno - imprenditore ucciso nel 1999 e considerato il reggente della famiglia di Misilmeri - e al clan Spera vicino a Bernardo Provenzano. (l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google