Il Tirreno

Lucca

Un biliardino dietro le sbarre per tornare bambini

di Gianni Parrini
Un biliardino dietro le sbarre per tornare bambini

L’Asd di Altopascio ha trascorso una giornata con i detenuti del carcere di Volterra organizzando un torneo di calcio balilla

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di Gianni Parrini

ALTOPASCIO. «Prima di tutto le regole: niente rullate, ganci o virgole. La pallina si tocca una volta soltanto. Poi bisogna battere sponda». A vederli mentre ascoltano queste poche raccomandazioni sembrano studenti modello, cosa che probabilmente non sono mai stati: occhi aperti e ben puntati sull'arbitro-insegnante, spalle dritte e l'aria di chi non vuol perdersi neppure una parola. I più impazienti non ce la fanno a star fermi e cominciano a giocherellare con le "stecche" per riprendere antiche abitudini. È in questo clima che per una mattina l'aula dove si svolge il corso geometri situata nella pancia del carcere di Volterra sembra trasformarsi in un circolo parrocchiale di Benevento o in un bar della provincia di Palermo.

Le chiavi di questa trasformazione sono due biliardini posizionati nel mezzo di questa stanza dai soffitti bassi. Sono stati fatti arrivare (o meglio portati a spalla, anche con qualche rischio di infortunio) dentro gli stretti corridoi del Mastio dai quattro ultratrentenni dell'associazione Sport Toscana Calcio Balilla di Altopascio: il presidente Natale Tonini (nomen omen), i gemelli Manuele e Maik Tintori e Cristiano Gambini. L'iniziativa ha un titolo appropriato, "Ancora in gioco con… il calcio balilla" ed è organizzata nell'ambito della Festa della Toscana 2012 che ricorre il 30 novembre. «L'abbiamo posticipata a fine dicembre perché questo è il periodo in cui le numerose attività del carcere (laboratori di teatro, corsi scolastici, attività di sartoria, "cene galeotte", ecc) sono ferme e i detenuti hanno più difficoltà a passare il tempo - spiega Tonini - Perché il biliardino? A noi piace mescolare sport, solidarietà e sociale. Il biliardino da questo punto di vista è il massimo. Intorno a quel tavolino prima o poi si sono ritrovati tutti: grandi e piccini, padri e figli, amici o nemici, bianchi e neri, o forse sarebbe meglio dire rossi e blu. Ognuno con la sua storia e la sua diversità. E appena la pallina scende sul fondo di vetro verde, ognuno si racconta cercando di buttarla dentro».

E di cose da dire le vite degli uomini racchiusi in questa antica fortezza medicea ne hanno parecchie. Si parte dal reparto su cui campeggiano le lettere "As": Alta sicurezza. Qui sono rinchiusi i colpevoli di reati associativi come mafia e camorra. Sui due tavoli si sfidano otto coppie in partite secche: chi vince va avanti, chi perde torna a casa, o meglio in cella. I poliziotti della penitenziaria osservano con un po' di invidia: hanno voglia di giocare ma il loro turno verrà solo nel tardo pomeriggio, dopo che anche i detenuti comuni si saranno cimentati in questa sorta di ricerca del tempo perduto.

Appeso al muro il manifesto dell'iniziativa: è stato disegnato dai ragazzi dell'Isi Pertini di Lucca e mostra gli "omini del biliardino" con sopra un sole. Subito sotto c'è un tavolo su cui sono appoggiate le coppe destinate ai vincitori. «Ma sono tutte per noi?» domanda un detenuto con un po' di stupore. Nemmeno il tempo di rispondere che il clima partita prende il sopravvento: un attimo di incertezza e poi improvvisamente le vecchie abilità tornano a galla. C'è chi punta sulla velocità e l'intuito stile Inzaghi, chi indugia in finte e controfinte alla brasiliana. I primi a mettersi in mostra sono due siciliani: Gaetano, 52 anni, originario Catania ed Emanuele 45 anni di Ragusa. Giocano in coppia, il primo tiene le "posizioni" in difesa in maniera magistrale, il secondo sta in attacco dove sfodera spesso "doppietta" che non lascia scampo. «Vedi, le partite si vincono prima di tutto con la testa. Per questo loro sono favoriti - spiega Tonini, osservando i due all'opera - Sono imperturbabili e non perdono mai la calma».

Pronostico rispettato: i siciliani arrivano agevolmente in finale dove si sbarazzano dei pur bravi Massimo e Merlino. «Mi sembrava di esser di nuovo a Vittoria, nel bar in provincia di Ragusa dove giocavo da ragazzo», racconta Emanuele al compagno mentre si apprestano a ricevere la coppa traducendo un sentimento comune a tutti i detenuti. In periodo di feste solo uno che di nome fa Natale poteva fargli un simile regalo

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