Il Tirreno

Lucca

Morto Giuliano Marchetti vulcanico uomo d’ingegno

Era stato restauratore di opere d’arte e negli anni Settanta anima di Radio Lucca Fondatore dell’Antica Zecca di Lucca, a primavera si era candidato a sindaco

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LUCCA. Ha chiuso per sempre gli occhi al Campo di Marte dove era ricoverato dal 16 dicembre. Combatteva l’ultima battaglia contro il male che lo aveva attaccato da tempo: lui ci ha messo coraggio e forza d’animo, ma ne è uscito sconfitto. E così la città perde un’altra persona di valore, Giuliano Marchetti, 66 anni, magister monetae dell’Antica Zecca di Lucca. Ma anche molto altro.

Marchetti (zio di Giorgio, il popolare Borzacchini) aveva un’anima artistica e aveva fatto per molti anni il restauratore di importanti opere d’arte e in particolare di dipinti, collaborando a lungo anche con la Curia. Ma era un uomo vulcanico, sempre alla ricerca di novità, attirato dalle innovazioni. Così si spiega a metà degli anni Settanta la collaborazione con il senatore democristiano Arturo Pacini presidente di Radio Lucca, emittente che a quei tempi con Radio Lucca 2000 si contendeva la leadership dell’etere lucchese. Marchetti inventava trasmissioni, dava vita a personaggi dietro ai microfoni, ogni giorno aveva una proposta. Poi, con un ristretto numero di amici della radio, accendeva il motore della Land Rover e pagava la pizza. Perché Marchetti era un generoso. Polemico, certe volte testardo e provocatorio, sicuramente mai banale né scontato e ovvio. Anche negli scherzi. Come quella sera che, riuniti alcuni amici a casa sua a San Concordio, scommise di avere la Ferrari in garage. Non fu creduto e fu scommessa una cena. Marchetti, che il bolide di Maranello non lo aveva, chiamò la mamma Amilda e le chiese: «Vuoi dire come ti chiami di cognome?». Lei: «Ferrari». E Marchetti rivolto agli amici: «Ora si va a cena a pegate voi».

Lasciata l’attività di restauratore, passati i tempi eroici delle prime radio libere, Marchetti, che era uomo di ingegno, negli anni Novanta aveva aperto in forma di museo e di laboratorio artistico-produttivo, la storica Zecca di Lucca, che vanta 12 secoli di produzione monetaria e quasi 2mila tipi di monete diverse - dai tempi dei Longobardi fino ai Borbone - trasformandola in un “museo esperienziale” ante litteram unico nel nostro Paese, in una fucina di cultura, di promozione dell’immagine della città, di ricerca e divulgazione storico-numismatica, specie tra i giovani che tanto amava. Un altro, importante passo era stato compiuto dal magister monetae quando, nel 2007, l’Antica Zecca di Lucca era stata trasformata in Fondazione di diritto pubblico, con l’inaugurazione del Museo numismatico nella Casermetta San Donato contestuale alla donazione e al recupero di patrimoni numismatici, documentari e librari, in primo luogo il Fondo “Luigi Giorgi”. Attività che gli dava soddisfazioni e onori, come quando era stato ricevuto da Papa Benedetto XVI. La malattia non lo aveva fermato e a primavera si era candidato a sindaco a capo della lista “Dignità lucchese” che non era riuscita a entrare in consiglio comunale.

Ora in tanti piangono Marchetti. Come il promoter culturale ( Andrea Colombini: «Giuliano era schietto e arguto: lucchese sì, ma di un tipo particolarmente attento, simpatico (a taluni: a me sì) e raffinato nel suo essere diretto. Lucca perde una menta acuta».

Il funerale domani in forma privata a San Martino in Freddana alle 14,30. Alla moglie Rosalba e ai familiari le condoglianze del Tirreno. Stasera alle 21 nella sede della Zecca verrà recitato un rosario.

Duccio Casini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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