La manifestazione
Giustizia lampo a Lucca Si studia un nuovo metodo
L’economista Ichino e la Fondazione Pera sperimentano un principio innovativo Tempi delle cause civili ridotti riorganizzando il lavoro dei giudici
LUCCA. Addio al multitasking, meglio fare una cosa per volta: ecco il metodo per dimezzare i tempi della giustizia italiana. È questo il principio che l'economista Andrea Ichino, con il sostegno della Fondazione Giuseppe Pera di Lucca, sperimenterà nei tribunali, sezione civile, di Lucca e Bologna, dopo il successo ottenuto, in via preliminare, alla Corte d'Appello, sezione Lavoro, di Roma. Rispondere al telefono mentre si sta scrivendo un'email. Mutuata dalla terminologia informatica, dove indica la capacità dei processori di eseguire più programmi in contemporanea, multitasking è quella parolina sempre più presente tra i colleghi, nei suggerimenti dei consulenti del lavoro e pure nei curriculum vitae. Il saper gestire più cose alla volta, infatti, sembra essere diventato il requisito fondamentale per fare bene e velocemente il proprio lavoro.
Ma è davvero così? A quanto pare no: fare troppe cose insieme non è produttivo. Anche per i giudici, che si trovano spesso ad affrontare contemporaneamente centinaia di cause. Una sperimentazione condotta presso la Corte di Appello sezione lavoro di Roma, infatti, dimostra che se il magistrato si concentra su un numero molto minore di controversie si ottengono netti miglioramenti, con circa il 20 per cento in più di casi esauriti al mese. Si tratta di un risultato importante: per le aziende e i lavoratori significa una più veloce definizione dei procedimenti e per lo Stato un risparmio sui risarcimenti. Ci si può chiedere perché saltare da un'attività all'altra riduca la produttività. In parte perché crea confusione e fa perdere la concentrazione, ma c'è anche una ragione completamente meccanica. «Supponiamo che per finire il progetto A – spiega Andrea Ichino – ci vogliano due giorni e altri due giorni per finire il progetto B. Se io lavoro i primi due giorni sul progetto A e poi dopo mi dedico interamente al progetto B finirò A al secondo giorno e B al quarto. Questo è il modo efficiente di procedere. Supponiamo invece che io lavori un giorno su A, poi un giorno su B, poi ritorni ad A e lo finisca, e poi il quarto giorno finisca B. Quanto sono durati i due progetti? Adesso B ha impiegato quattro giorni come prima, ma A è arrivato a conclusione in tre. Quindi il multitasking ha rallentato A senza, di contro, accelerare B». Il principio del fare una cosa per volta verrà dunque sperimentato anche nella Giustizia italiana, introducendo questo nuovo metodo nel lavoro dei giudici. Le cause pendenti per ogni giudice sono quasi mille e mediamente un giudice lavora contemporaneamente a 400 cause, ciascuna delle quali richiede svariate udienze per concludersi. «La nostra raccomandazione continua – Ichino – è che il giudice si concentri su un numero molto minore di cause: certamente più di una alla volta, perché ci sono i tempi morti dovuti ai rinvii necessari alle parti. Tenere aperti 100 casi, ma non i 400 attuali. Così facendo si dovrebbe ottenere una più rapida definizione dei procedimenti: dopo l'inizio della sperimentazione la produttività del collegio “sperimentale” dei giudici del Lavoro di Roma è aumentata del 20% in un mese».
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