Italia
Per l’industria ancora un anno difficile
Resiste e cresce chi ha investito nell’innovazione, la meccanica guarda a Oriente, cresce il tissue, edilizia in crisi
LUCCA. Chi ha saputo investire in innovazione e internazionalizzazione riesce a cavalcare la crisi e in alcuni casi addirittura a crescere, per tutti gli altri la strada per ripartire è ancora lunga e in ogni caso è impensabile l’idea di riuscire a tornare in tempi brevi ai livelli di prima del 2007. Nella fotografia dell’economia lucchese fatta dagli industriali s’intravede comunque una luce in fondo al tunnel anche se questo tunnel è lungo almeno un anno.
Il 2012 infatti si chiuderà con una contrazione del 2,1% del Pil, appena un po’ meglio rispetto al -2,4% che era stato preventivato, ma il segno negativo rimarrà anche per il prossimo anno (-1,1%) mentre per tornare in positivo (+0,7%) si dovrà aspettare il 2014. E i dati complessivi lucchesi, aggiornati a settembre, indicano come la Lucchesia faccia fatica a uscire dalla crisi. L’attività produttiva locale è infatti in calo del 2,4%, il fatturato diminuisce de 3% e l’export scende del 9,2% anche se al netto della nautica sarebbe addirittura in positivo (+1,6).
Poi c’è la questione della cassa integrazione ordinaria, che nel manifatturiero raddoppia, mentre quella straordinaria addirittura quintuplica.
La presidente Cristina Galeotti spiega quali sono le debolezze del nostro sistema produttivo, a partire dal deficit delle infrastrutture, fino al costo delle materie prime e le accise sull’energia che aumentano fino al 40% in più le spese di produzione rispetto ai competitori stranieri. E poi ancora si fatica ad accedere al credito.
Un chiaro campanello di allarma che indica quanto si fatichi a Lucca, e in Italia, a investire in innovazione e tecnologia. Un mix di fattori che rende sempre meno attrattivo il nostro territorio agli occhi dei capitali stranieri che vogliono investire in qualcosa di nuovo. La meccanica guardia a Oriente. Il mercato cinese continua a crescere e le aziende lucchesi che producono macchine per il cartario si stanno concentrando sempre più verso l’Oriente. Mauro Celli, presidente della A.Celli Paper, è appena tornato dalla Cina e spiega che il calo di produzione a livello macroeconomico è ampiamente compensato da un +11% del fatturato con un trend che è destinato a salire. «Per chi ha investito in tecnologia, ricerca e brevetti il futuro è ancora sostenibile. Mentre le aziende più piccole avranno momenti difficili. Noi abbiamo creato la rete d’impresa Tissue Italy che nel giugno 2013 vogliamo far diventare la chiave di volta per far conoscere le aziende del territorio. Certo non siamo ascoltati dalle amministrazioni e spesso ci troviamo a dover fare i conti con i sindacati».
Il tissue e l’ondulato. Le due anime del settore cartario vivono di vita indipendente e il tissue, l’igienico-sanitario, è quello che sta meglio. Luigi Lazzareschi, della Delicarta, spiega che il mercato sta crescendo e non si registrano riduzioni dei consumi. In più le aziende lucchesi hanno saputo internazionalizzarsi e operano su diversi mercati cogliendo varie opportunità. Diverso invece il discorso per l’ondulato e Claudio Romiti spiega come questo vada di pari passo con i consumi del paese. «Siamo un po’ meno brillanti e se a livello lucchese si vede meno è solo perché due anni da si sono perse due aziende e ora ci sono più spazi».
IT in continua espansione. Continua a crescere il mercato dell’information technology. A Lucca la capofila è la Tagetik di Pierluigi Pierallini. «Se 5 anni fa non avessimo scelto di diventare globali – spiega – ora avremmo dovuto mandare via alcune persone. Invece cresciamo e a gennaio apriremo in Cina. Sono ottimista per il nostro settore ma l’economia è tutta collegata e se non riusciamo a far lavorare e a tutelare i giovani andiamo poco lontano».
Edilizia ko. Il grido d’allarme è stato lanciato più volte e nel 2013 si annuncia la chiusura di diverse aziende. «E’ inevitabile – spiega Andrea Guidi –. La mancanza di credito infatti è la conseguenza della svalutazione degli immobili che iniziano a valere troppo poco per poter garantire un prestito. Il problema è che la costruzione di nuovi immobili sembra bandita e anche lo sgravio del 50% degli oneri fiscali per chi sceglie di ristrutturare non sta dando i risultati sperati».
Nautica a secco. Il 2007 sembra lontano un’eternità perché oggi la produzione si è dimezzata rispetto al passato e tutte le aziende che avevano aumentato le proprie capacità produttive ora si trovano in difficoltà a vendere barche. «Per Giancarlo Ragnetti, della Perini Navi Group, si fatica anche a trovare aziende italiane in grado di lavorare in subappalto con i grandi cantieri garantendo qualità e rispetto dei tempi».
Il lapideo a una svolta. L’ingresso di nuove commesse ha riportato il fatturato su livelli accettabili. Paolo Carli, della Henraux spa, spiega che nel 2007 il 35% del fatturato dell’azienda proveniva dal mercato italiano mentre ora è praticamente scomparso. «La crisi strutturale si è palesata con l’ingresso della Cina nel settore come competitor di livello mondiale. Noi cerchiamo di salvaguardare quel poco di manifatturiero che è rimasto ma non so quanto riusciremo a tenere tutto integro, anche perché la politica ci lascia soli e i sindacati sono barricati su posizioni di 40 anni fa».
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