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A Lucca si sperimenta la giustizia veloce

A Lucca si sperimenta la giustizia veloce

Nel tribunale civile della città al via un modus operandi che di incrementare del 20% il numero dei casi esauriti da ogni giudice

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LUCCA. Addio al multitasking, meglio fare una cosa per volta: ecco il metodo per dimezzare i tempi della giustizia italiana. È questo il principio che l'economista Andrea Ichino, con il sostegno della Fondazione Giuseppe Pera di Lucca, sperimenterà nei tribunali, sezione civile, di Lucca e Bologna, dopo il successo ottenuto, in via preliminare, alla Corte d'Appello, sezione Lavoro, di Roma. La sperimentazione condotta nella capitale dimostra che se il magistrato si concentra su un numero molto minore di controversie si ottengono netti miglioramenti, con circa il 20 per cento in più di casi esauriti al mese. Si tratta di un risultato importante: per le aziende e i lavoratori significa una più veloce definizione dei procedimenti e per lo Stato un risparmio sui risarcimenti. Le cause pendenti per ogni giudice sono quasi mille e mediamente un giudice lavora contemporaneamente a 400 cause, ciascuna delle quali richiede svariate udienze per concludersi.

«La nostra raccomandazione – spiega Andrea Ichino – è che il giudice si concentri su un numero molto minore di cause: certamente più di una alla volta, perché ci sono i tempi morti dovuti ai rinvii necessari alle parti. Tenere aperti 100 casi, ma non i 400 attuali. Così facendo si dovrebbe ottenere una più rapida definizione dei procedimenti: dopo l'inizio della sperimentazione avvenuta a Roma, quando il collegio “sperimentale” di giudici del Lavoro si è concentrato su pochi casi alla volta, la sua produttività è aumentata rispetto ai collegi non sperimentali. Questo incremento, che noi calcoliamo separatamente a parità di impegno del giudice, è pari al 20 per cento dei casi esauriti al mese. E questo miglioramento ha luogo nonostante la presenza di un arretrato significativo».

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