Proteste
Altri 6 mesi di cassa integrazione
Raggiunto l’accordo per i lavoratori della Panem che da mesi non ricevono pagamenti puntuali
ALTOPASCIO. Raggiunto l’accordo sulla proroga della cassa integrazione straordinaria per i lavoratori della Panem. Gli operai potranno beneficiare di altri sei mesi di cassa, nell’attesa degli sviluppi che riguardano non solo lo stabilimento di Altopascio, ma tutto il Gruppo Novelli. La notizia della proroga della cassa integrazione arriva dopo alcune settimane di apprensione per i lavoratori, che da mesi non ricevono pagamenti puntuali (si sono verificati ritardi nel pagamento della cassa e non sono mai arrivate la seconda e la terza rata dell’anticipo sul Tfr promesso dalla Novelli alla firma dell’accordo con i sindacati, in estate).
Da alcuni mesi il Gruppo Novelli naviga in acque pessime, con oltre 700 dipendenti a un passo dal rimanere senza impiego.
Pochi giorni fa, invece, un’altra brutta notizia per lo stabilimento di Altopascio, dove per anni è stato prodotto un marchio storico del settore della panificazione nazionale. A lungo si era parlato di un imprenditore locale interessato a rilevare l’azienda, ma alla fine non se ne è fatto niente e ora c’è il rischio che la produzione non riprenda mai più.
La crisi della Panem risale a un anno fa. Erano gli inizi di dicembre quando il Gruppo Novelli comunicò la sospensione della produzione ad Altopascio. La Novelli aveva rilevato la Panem solo pochi mesi prima, in agosto, promettendone il rilancio. Da dicembre in poi, un lungo braccio di ferro tra i lavoratori (una sessantina quelli rimasti senza un impiego) e il gruppo di Terni, con gli operai impegnati in un presidio permanente andato avanti per mesi.
La firma dell’accordo tra sindacati e Novelli è arrivata solo in estate, ma non senza provocare spaccature tra i lavoratori, con tanto di dimissioni da parte dei rappresentanti delle Rsu. L’accordo prevedeva il pagamento di un anticipo del Tfr (un incentivo all’esodo, quattromila euro in totale da riscuotere in tre parti: 1000 euro lordi con il cedolino di luglio, 1300 con il cedolino di settembre e 1700 con quello di dicembre) e garantiva volumi produttivi minimi ma in grado di rilanciare l’attività dello stabilimento di Altopascio. Di quell’anticipo, al momento, è arrivata solo la prima rata, mentre la produzione non è mai ripresa e i macchinari sono stati smontati e portati altrove.
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