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Ecco 226mila euro per dare assistenza agli ammalati di Sla

LUCCA. Un finanziamento di 226.500 euro per permettere di assistere a domicilio - sul territorio dell'azienda Asl 2    - 14 malati gravi di Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Sono i fondi destinati...

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LUCCA. Un finanziamento di 226.500 euro per permettere di assistere a domicilio - sul territorio dell'azienda Asl 2    - 14 malati gravi di Sla, sclerosi laterale amiotrofica.

Sono i fondi destinati a Piana di Lucca e Valle del Serchio  da una delibera della Regione Toscana, nell'ambito di uno stanziamento complessivo di 3 milioni e 300mila euro  per implementare l’offerta di assistenza domiciliare a persone affette da Sla nella fase avanzata della malattia, e da altre gravi patologie neurodegenerative.

   La sperimentazione  è attiva in Toscana  dal 2009  e permette di erogare alla famiglia del paziente un assegno di cura di 1500 euro mensili, con l’obbligo di assunzione di una persona per l’assistenza domiciliare, che può essere anche un familiare.

La Sla o anche morbo di Lou Gehrig (dal nome del giocatore statunitense di baseball, il cui caso nel 1939 sollevò l'attenzione pubblica intorno a tale patologia), è una malattia progressiva e degenerativa del sistema nervoso.

Si tratta di una patologia rara, con un’incidenza di 2-3 casi ogni 100.000 individui l’anno.

Si calcola che in Toscana ci siano circa 350 persone con diagnosi di Sla.

«In Toscana - è il commento del presidente della Regione

Enrico Rossi - abbiamo trovato le risorse necessarie per garantire ai malati di Sla l'assistenza domiciliare, tra l'altro molto meno costosa del ricovero nelle strutture sanitarie. Nella nostra regione assistiamo attualmente 156 malati di Sla con un assegno di cura di 1.500 euro mensili, con l'obbligo di assunzione di una persona per l'assistenza domiciliare, che può essere anche un familiare».

«E' un modo concreto - dice l'assessore toscano al diritto alla salute Luigi Marroni a commento della delibera della giunta - per essere vicini ai pazienti e alle loro famiglie, e sostenere l'impegno dei familiari nelle attività di cura e assistenza delle persone non autosufficienti».

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