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«Cari amici, vi scrivo...» Fratel Paoli si racconta

«Cari amici, vi scrivo...» Fratel Paoli si racconta

Il religioso che ha compiuto 100 anni risponde a coloro che lo hanno festeggiato «Contrastiamo la frantumazione egoistica prodotta dalla tecnologia»

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LUCCA. «Cari amici, vi scrivo». Ha compiuto cento anni ma la sua lucidità sembra aumentare col trascorrere del tempo. Così Fratel Arturo Paoli, il religioso che lo scorso 30 novembre ha festeggiato il secolo di vita ha deciso di prendere carta e penna per ringraziare tutti coloro che hanno voluto fargli gli auguri per questo importante traguardo. «Cari amiche e amici – scrive Fratel Paoli – per la ricorrenza del mio arrivo al secolo ho avuto dei complimenti che ho sentito ispirati da un vero affetto, da stima per quello che sono, e so di non ingannarmi scambiandoli con i soliti doverosi biglietti tradizionali. Sono in parte di non credenti. Sono certo che l’apprezzamento verso la mia persona, che io non vedo scevra di incoerenze, è sincero. Questa accoglienza mi aiuta a non considerarmi arrivato ad una meta definitiva. Arrivati all’inizio della vecchiaia – prosegue la lettera – Gesù ci trasmette un invito impensabile che mi chiede di non pensare a un riposo totale giungendomi la sua opinione: se non tornerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli».

Il religioso si sofferma poi su quello che a suo giudizio è uno dei problemi principali del tempo attuale: «Certamente sarete al corrente di pressioni ed ammonimenti che vengono come un s.o.s. gridato in tutti i toni da persone sagge, attendibili, che prevedono delle devastazioni prodotte dalla tecnica, rappresentate come un aereo che vola nello spazio senza meta che finirà di spezzarsi contro una rupe e sarebbe il punto finale (Bauman). Pensatori di tutte le tendenze hanno tentato invano di mettere un limite all’avanzare della tecnica, finora inutilmente. Ma questo per me rappresenta uno stimolo a non cessare di preoccuparmi e la mia speranza è di trovare una via di uscita. (...) Vorrei chiudere questi pensieri con alcuni suggerimenti che sottometto alla vostra critica. Il primo è quello di contrastare la frantumazione egoistica prodotta dagli strumenti della tecnica, con l’appello a incontri di gruppo che abbiano motivazioni politiche, religiose o di altro genere. Favorire queste riunioni motivandole con argomenti che possano interessare. Trovare tutto quello che può favorire il superamento della frantumazione egoistica. Volere a tutti i costi il rinnovamento di questa società che sembra immersa in una palude. (...) La tecnica ci ha divisi in categorie e aumentano gli esseri trascurati e non considerati come uguali. È inevitabile - prosegue il religioso – dimenticare il Vangelo che ci suggerisce l’uguaglianza e magari la preferenza di quelli che vengono considerati irrecuperabili».

Fratel Paoli chiude la sua lunga lettera con alcuni ammonimenti e un caro saluto a tutti i suoi lettori: «La Chiesa presenta creazioni liturgiche sempre nuove ma trascura dei provvedimenti che sono apertamente distruttivi di quelli che ipocritamente affermiamo uguali a noi. Io penso che è inutile dichiararci credenti in Gesù offendendolo crudelmente nei suoi fratelli più deboli. Ardisco coltivare la speranza che molte persone che contano nella società si accorgano che certi provvedimenti che sembrano assolutamente neutri, sono delle negazioni del Dio Padre, del Dio provvidenza, del Cristo che ha scelto la morte più crudele per persuadere l’uomo che nessuno è trascurabile. Cari amici, per l’amore e la riconoscenza che avete suscitato in me a riflettere seriamente, vi dico che è l’ora di non agire superficialmente ricorrendo a quello che è più efficace. Il vero soggetto della storia è l’uomo senza nome proprio se non quello che ci ha dato Gesù: amico e fratello».

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