Il dolore
Niente riordino ma restano i tagli
Province: sforbiciata di 12 milioni e ci rimettono i servizi Parte la corsa alle candidature per le elezioni di febbraio
LUCCA. La Provincia di Lucca è destinata a “rinascere” se - come sembra possibile - non ci sarà la conversione del decreto. Ma c’è sta stare poco allegri. Anzi, c’è da essere preoccupati. «Proprio così - dice il presidente Stefano Baccelli - perché siamo al caos istituzionale, comunque la si rigiri. Il pasticcio sta alle origini, alla nascita di questo percorso accidentato e con la conseguenza che, anche se 35 amministrazioni provinciali verranno congelate e dunque non cambierà nulla almeno per ora, verranno meno i soldi. Mancheranno le risorse da spendere per le opere pubbliche, le scuole, le infrastrutture».
Già, sottolinea Baccelli, perché se anche il riordino delle Province slitterà (a settembre del 2013?) resteranno i tagli.
Per l’ente di palazzo Ducale, una sborbiciata non da poco. All’incirca 12 milioni e 400mila euro, il che significa «che resteranno in cassa - commenta amareggiato Baccelli - giusto i soldi per versare gli stipendi ai dipendenti e per far fronte ai mutui. Ma ci potremmo trovare in difficoltà su tanti altri fronti. Anche pagare le bollette delle utenze potrebbe diventare un problema».
Le Regioni dovranno emanare entro la fine di quest'anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni medesime. Non potendo allocare le attuali funzioni provinciali a livello comunale, trattandosi di funzioni di area vasta e quindi di livello sovracomunale, ciò comporterà tendenzialmente la devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (il personale regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l'esercizio delle funzioni.
Secondo fonti parlamentari, la fine anticipata del governo Monti (dimissioni prima di Natale e voto il 17 febbraio) impedirà di fatto di andare avanti sulla strada del riordino delle Province. Un tema che - se lo vorrà - verrà affrontato dal futuro governo. Adesso l’attenzione del mondo politico si concentra sul voto di febbraio e principalmente sui candidati. Le liste dovranno essere presentate entro il 7 gennaio. Niente primarie del Pd e corsa alla nomina per un seggio. Si voterà con il vecchio sistema, senza preferenze.
Nel Pd si apre la corsa verso il parlamento con alcune figure politiche che potrebbero insersi. Per esempio Cecilia Carmassi, lo stesso presidente Stefano Baccelli, il sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro. Nel centrodestra, un pensierino a Roma lo aveva fatto mesi fa il sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti.
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