Il Tirreno

Lucca

Pasticcio Province, il riordino verso il nulla di fatto

di Gianni Parrini
Pasticcio Province, il riordino verso il nulla di fatto

Il Pdl farà valere in aula la pregiudiziale di incostituzionalità Marcucci: temo non ci siano le condizioni per una soluzione

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LUCCA. Riordino Province, si va verso la soluzione “all’italiana”: il nulla di fatto. La cronaca della giornata di ieri ha fatto emergere in maniera forte e chiara le difficoltà che il provvedimento sul riordino degli enti – che per mesi ha infiammato gli animi, riacceso i campanilismi, occupato pagine di giornali – incontrerà nel corso del suo iter legislativo. Il centrodestra ha fatto sapere che mercoledì prossimo (o martedì), al momento dell’arrivo in aula del testo licenziato dalla commissione affari costituzionali,farà valere la pregiudiziale di incostituzionalità. «Bisogna capire se la valutazione passa tramite la Consulta o se a decidere saremo noi in Parlamento – spiega il relatore Pdl Paolo Saltamartini – Potremmo decidere o di bocciare il decreto legge, oppure di farlo passare in attesa della pronuncia della Corte costituzionale, la quale dovrà esprimersi sul ricorso presentato dalle Regioni. Insomma, valuteremo. Tutto dipende dalla ricaduta che la bocciatura del decreto avrebbe sul piano politico». E stando a quanto dichiarato dal segretario del Pdl Angelino Alfano, il piano politico appare abbastanza chiaro: «L’esperienza Monti è conclusa, daremo il nostro appoggio solo all’approvazione della legge di stabilità». Dunque, dopo la notizia relativa all’inserimento della richiesta di scorporo della maxi provincia costiera (in Lucca-Massa e Pisa-Livorno) negli emendamenti depositati dai due relatori in commissione affari costituzionali, ecco un altro colpo di scena che rimette tutto in discussione. «Abbiamo superato un primo passaggio molto delicato, facendo valere le ragioni di un ente più equilibrato dal punto di vista territoriale e demografico – spiega il senatore Andrea Marcucci (Pd) – Il maxiemendamento, da questo punto di vista, ci consegna un quadro più organico con l'Unione delle Province di Lucca e Massa-Carrara. Il testo dovrà affrontare, di fatto entro la fine dell'anno, il passaggio nelle aule del Parlamento, visto che il decreto scade il 6 gennaio. Tempi strettissimi, quindi, il timore che non ci siano le condizioni politiche per risolvere una questione ancora così complessa, sono assolutamente fondate».

A ben vedere, l’ipotesi che tutto vada “a carte 48” non è mal vista da quanti lottano strenuamente perché Lucca sia unita a Massa. In questo modo la situazione attuale rimarrebbe immutata: la città conserverebbe il capoluogo e tutti gli uffici periferici dello Stato. Si tornerebbe a quanto disposto dal decreto sulla spending review che chiedeva al governo di applicare, dopo aver sentito il Cal e le Regioni, i criteri individuati per la riorganizzazione. Ma a questo punto è probabile che rimetter mano alla materia tocchi al prossimo esecutivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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