Il Tirreno

Lucca

Un muro e un fosso, ecco i colpevoli

di Paola Taddeucci
Un muro e un fosso, ecco i colpevoli

La gente di San Filippo punta il dito dopo gli allagamenti: le opere del nuovo ospedale impediscono il deflusso delle acque

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LUCCA. Il giorno dopo è, forse, ancora peggio. L'acqua si è ritirata, le cose e le case si stanno asciugando, per fortuna c'è un po' di sole. Ma non basta.

Il giorno dopo, in corte Galli e in tante altre piccole e grandi aie a San Filippo, è fatto di ossa infreddolite, amarezza, timore e stupore. Come chi si trova improvvisamente, senza sapere perché, in trappola. E vede una terra amica, che ha scelto come luogo per vivere, diventargli ostile. Il nubifragio di martedì, più dell'acqua, ha lasciato tante domande e sospetti in corte Galli e in molte altre piccole e grandi aie di San Filippo. E fanno ancora più male dell'acqua e dell'umido che, se il sole regge, poi vanno via mentre le domande e i sospetti restano.

I più amari guardano verso nord, verso il nuovo ospedale costruito a pochi passi e protetto da un alto muro di pietra che ora, ricoperto dall'erba, assomiglia a un grande poggio verde naturale, da lontano sembra quasi l'argine di un fiume. E' quel muro, distante poco meno di cento metri, il sospettato numero uno per gli abitanti di corte Galli, un agglomerato di case subito a ridosso di via di Tiglio dove vivono sei famiglie. Martedì erano sott'acqua, che ha raggiunto 50 centimetri ed è arrivata sia dalla strada che dall'interno, allagando i piani terra delle case e tutta la corte. E così, tante altre corti vicine. Quel muro, secondo gli abitanti, impedisce il normale deflusso e respinge l'acqua verso via di Tiglio.

«Non siamo geologi – dicono – né abbiamo alcuna prova, ma tanti interrogativi e sospetti sì e si basano su una considerazione: per decenni non era mai successo niente di simile in questa zona, che è passata indenne da altri nubifragi violenti come quello di martedì. Dopo la costruzione dell'ospedale e del muro, invece, in quindici giorni siamo rimasti allagati due volte. Tutto questo ci spinge a chiederci se i lavori all'ospedale siano stati fatti a norma. Abbiamo intenzione di andare avanti e presentare un esposto».

Ma c'è dell'altro. Corte Galli si trova in basso rispetto alla sede stradale, dove scorre anche un piccolo fosso che proprio lì ha una deviazione verso i campi e per un tratto costeggia la corte. Quel fosso è il sospettato numero due perché l'acqua ristagna, è pericolosamente sempre alta. Lo era lunedì, il giorno prima del nubifragio, come ha verificato uno degli abitanti della corte. Lo è il giorno dopo. Segno che c'è qualcosa che ostruisce, fa da tappo.

«Ma - fa notare l'uomo -non si vede, perché parte del fosso è sotto la strada. Anche volendo, nessuno di noi può intervenire per liberare l'ingorgo: non saremmo capaci né abbiamo i mezzi. E penso, invece, che sia necessario intervenire al più presto perché se piovesse un'altra volta basterebbe pochissimo per trovarsi di nuovo allagati».

La corte, quindi, praticamente è come un imbuto, con l'acqua che arriva dalla strada e dal fosso. «Ma – sostiene chi ci abita - è sempre stata così. E' la sua conformazione naturale, con cui ha convissuto in tranquillità, senza timore di essere allagata. Anzi, l'acqua era una risorsa. I più anziani raccontano che nel fosso periodicamente azionavano loro stessi una paratia per chiudere o aprire il flusso, in base alle esigenze irrigue dei campi circostanti. Questo significa che di acqua ce n'è sempre stata a volontà. Ma non faceva paura. E allora – concludono – che cosa è successo? Ci devono spiegare perché questa e le altre zone qui vicino si sono trasformati in aree a rischio, dove diventa difficile vivere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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