Il Tirreno

Lucca

Anziana travolta, autista patteggia

di Luca Tronchetti
Anziana travolta, autista patteggia

Il legale dei parenti della vittima non esclude una causa civile al Comune per il semaforo guasto

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MARLIA. Morì il 24 maggio 2010, il giorno del suo compleanno, travolta da un camion mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali all’incrocio tra via S. Paolino e il viale Europa a Marlia. Anna Antoni, 74 anni, di Camigliano, era appena uscita dalla farmacia che si affaccia all’incrocio, quando un tir fermo al semaforo ripartì e la trascinò sotto le ruote del mezzo per alcuni metri. Alla guida dell’autoarticolato Ahmed Nouressafi, 46 anni, origini marocchine, residente a Casalmaggiore (Cremona), autotrasportatore per la ditta Bruno Forni di Fornovo di Taro (Parma). Lui ieri mattina al processo davanti al giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti non c’era. «È ancora scosso» ha detto il suo legale. Ma in questi due anni e mezzo non è pervenuta una riga o una lettera di scuse ai figli e ai fratelli della vittima. Una parola di conforto che i parenti di Anna Antoni avrebbero sicuramente apprezzato e che sarebbe servita, almeno in parte, a lenire il dolore. L’udienza camerale si è conclusa con il patteggiamento a un anno di reclusione con i benefici di legge e a sei mesi di sospensione della patente per il camionista accusato di omicidio colposo. Una pena accessoria assai vicina a chi viene sorpreso alla guida con un tasso alcolemico di poco superiore a quello stabilito della legge.

Altre responsabilità. Il processo penale finisce lì. Perché con il patteggiamento si esclude il risarcimento del danno. Così l’avvocato Sergio Conti - costituitosi parte civile nel processo e che assiste i figli Stefano e Marina e i sette fratelli della vittima - aprirà un contenzioso al tribunale civile con richiesta di risarcimento del danno all’assicurazione del camion condotto dall’immigrato. Lui sostiene di non aver visto la donna sulle strisce e che appena è scattato il semaforo verde è ripartito. Per la parte civile la versione del camionista è corretta. Perché quel giorno - e non solo quel giorno - il semaforo pedonale piazzato su quel pericolosissimo incrocio era guasto. Non funzionava da mesi e nonostante i solleciti al comune di Capannori nessuno lo aveva riparato. Per questo motivo il legale della famiglia Antoni sta valutando di coinvolgere nella causa civile, assieme al conducente del camion, anche il Comune per quella che ritiene una «gravissima negligenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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