Il Tirreno

Lucca

Debiti nascosti all’Asl? «No, bilanci in regola»

di Fabrizio Tonelli

Nessuna inchiesta a Lucca dopo le intercettazioni della procura di Massa Si parla di un problema sui fondi per il personale in realtà poi sistemato

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LUCCA. Nessuna inchiesta è stata aperta dalla magistratura sul caso emerso dalle intercettazioni dell’indagine sul buco di 400 milioni dell’Asl di Massa in cui un consigliere riferisce al governatore Enrico Rossi di «un problemino all’Asl di Lucca: gli avanzi dei fondi dei dipendenti non li metteva a debito ma li portava a copertura del disavanzo del bilancio».

Un trucco per coprire il deficit? No, più semplicemente un errore, secondo la ricostruzione fatta dalla nuova direzione dell’Asl 2, che scoperto il caso ha rimesso le cose a posto, inviando una dettagliata relazione alla Regione.

Che cosa è successo? L’attuale direttore dell’Asl 2 Antonio D’Urso e il direttore amministrativo Alessia Macchia, interpellati dal Tirreno, rimandano proprio alla nota integrativa spedita alla Regione la spiegazione di una vicenda che si è originata sotto la precedente gestione dell’Asl, quando direttore generale era Oreste Tavanti. Il quale si dice sorpreso dal caso: «Per me è sempre stato tutto regolare - afferma Tavanti - gli uffici non mi hanno mai riferito di problemi rispetto ai fondi per il personale e il collegio dei revisori ha sempre approvato i bilanci. Non abbiamo mai avuto problemi».

In realtà - almeno in base a quanto è stato ricostruito successivamente dalla nuova direzione dell’Asl - un problema c’era stato. Un residuo di quasi 4 milioni di fondi destinati al personale non era stato iscritto in bilancio come costo, al punto che quando è venuto alla luce quello che viene definito un errore, l’azienda è stata costretta a chiudere il conto 2011 con un disavanzo pari a quella cifra che non era stata conteggiata.

I fondi per il personale si dividono in tre categorie: la prima è relativa alla posizione, al ruolo; la seconda al disagio (guardie mediche, pronta disponibilità, servizi in zone disagiate); la terza alla produttività, ai risultati raggiunti.

Se la quota delle prime due voci non viene spesa interamente, il residuo è trasferito nel fondo produttività, la cui ripartizione viene poi decisa tra azienda e sindacati.

Negli anni 2009 e 2010 il residuo non è stato iscritto come costo. Da qui l’inghippo, che i responsabili dell’Asl hanno scoperto nei primi mesi del 2012, quando era in fase di chiusura il bilancio 2011, superiore a 400 milioni.

Un bilancio sul quale il costo per il personale incide per circa 135 milioni. La scoperta della mancata iscrizione dei 3,9 milioni ha di fatto generato un deficit di bilancio, dato che in precedenza l’Asl aveva comunicato alla Regione che non avrebbe avuto perdite nel 2011 e che la Regione stessa aveva già erogato un ulteriore conguaglio.

Nessuna possibilità quindi di fare alcuna manovra per sanare la situazione.

Venuto alla luce il caso, la direzione dell’Asl ha inviato una nota dettagliata alla Regione per spiegare minuziosamente tutta la vicenda e una informazione al riguardo è stata data anche alle organizzazioni sindacali, visto che c’erano in ballo proprio i fondi per il personale.

Il bilancio 2011, con la correzione apportata, è stato poi approvato dal collegio dei revisori dei conti (presidente Stefano Cordoni, componenti Gianfranco Del Grande, Antonino Laganà, Gloria Agnitti, Monica Ghelardi) e poi certificato dalla società Deloitte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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