Il dolore
Ecomostro, si cerca uno spiraglio per poterlo demolire
Fa discutere l’immobile nato sulle ceneri dell’ex Valserchio Ci potrebbe essere una verifica sulla conformità dei volumi
CASTELNUOVO. La Cavani fallita, l’Inghirame verso il concordato preventino e l’Ecomostro che oggi sorge nell’area ex Valserchio, a due passi dal centro storico di Castelnuovo, rischia di essere storia da passare alle successive generazioni. Ma nel dibattuto consiglio comunale, tra accuse e polemiche, emerge una possibilità: e se la costruzione potesse essere demolita, in parte, per qualche vizio di forma? In particolare, l’attuale edificio rientra nei volumi previsti? Ovvero ha lo stesso volume della fabbrica Antica Valserchio che prima occupava il sito?
Domande che in consiglio hanno trovato risposte sfuggenti, ma lasciando intravedere questa possibilità. Lo scontro tra maggioranza e minoranza si è acceso subito con le parole del sindaco Gaddi che ha anche ricordato lo stato attuale della vicenda: «Sono perplesso di fronte alla seconda richiesta della minoranza sulla questione area ex Valserchio perché credevo di essere già stato chiaro e perché sul tavolo dell’opposizione ci sono l’allora sindaco e l’ex assessore ai lavori pubblici e le critiche sono per noi che non si fanno interventi sull’area? – chiede il sindaco – l’Inghirame ha portato i libri contabili presso il tribunale di Prato per chiedere il concordato fallimentare. Monitoriamo la situazione soprattutto per il decoro e la sicurezza dell’area del cantiere. Ho incontrato gli imprenditori Fonio e Montemagni. Hanno investito sul territorio e si sono rovinati, hanno anche spiegato come la passata amministrazione li avesse rassicurati su investimenti pubblici sull’edificio: mille metri quadrati per un auditorium e una biblioteca comunale più altri 4mila metri quadrati venduti all’Asl di cui però non si trova nessuna traccia di promessa presso l’azienda. Sei-otto milioni di euro mancanti, coincidenza o no, quelli che servirebbero per riprendere i lavori.
« Adesso il momento è difficile - aggiunge il sindaco - e trovare una soluzione molto dura. Aspettiamo il concordato dell’Inghirame e gli sviluppi e intanto ci preoccupiamo di mettere il sito nelle adeguate condizioni igienico sanitarie e di decoro. Ma come sono stati rilasciati quei permessi? Furono fatte indagini di mercato per capire se quei 40 appartamenti erano necessari e vendibili? E le 70 attività commerciali? Queste erano già le nostre domande e perplessità di allora, problema che si doveva porre allora la maggioranza. È una struttura sovradimensionata per la Valle intera».
L’ex sindaco Bonaldi rigetta le accuse perché crede ancora nel progetto: «E’ il nostro ruolo chiedere in consiglio per dare le risposte ai cittadini – afferma – l’iter per quella struttura era già iniziato con l’amministrazione Popaiz, io credo sia un progetto valido e di sviluppo per Castelnuovo. Non deve rimanere un cantiere aperto. Gli impegni presi? Non abbiamo mai formalizzato niente, l’Asl può dire ciò che vuole ma io ho testimoni che il compromesso era quasi sottoscritto. I problemi sono altri che l’Inghirame ha avuto anche in altri lavori, ma la Coop Tirreno aspetterà ancora un anno prima di far decadere la propria scelta di inserirsi in quel centro commerciale. Un’analisi del 2002-03 parlava di necessità abitativa e si parlava anche della volumetria dei singoli appartamenti. Oggi sono troppi. Ma quell’indagine fu presentata due volte in consiglio e l’attuale vice sindaco Masotti e l’assessore Picchetti erano presenti»
Ma sui volumi è intervenuta proprio l’assessore Picchetti: «In consiglio votammo la riqualificazione dell’area, ma non fu approvato nulla sulle dimensioni – chiude – quell’Ecomostro anche finito non c’entra nulla con Castelnuovo, ma faremo quanto necessario per ricucire questa ferita». Infine, le ultime parole del sindaco Gaddi: «Demolirlo? Potrebbe essere un’ipotesi, ma anche se fosse non è nostra competenza».
Luca Dini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
