Il Tirreno

Lucca

Baccelli: «Cancellate l’eccezione»

Il presidente della Provincia ascoltato dalla commissione affari costituzionali

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LUCCA. «Non so qui a chiedervi di fare un eccezione, sono a chiedervi di cancellarla». Stefano Baccelli è stato chiaro. Ieri pomeriggio il presidente della Provincia era a Roma per parlare di fronte alla commissione affari costituzionali del senato che in questi giorni si sta occupando del decreto di riordino delle Province. L’incontro è stato breve ma perlomeno Baccelli ha trovato orecchie pronte ad ascoltarlo: «Sono soddisfatto ora vediamo cosa succede – ha detto il presidente – Ho spiegato ai senatore che la maxi provincia è un’anomalia da sanare. Solo nel nostro caso il governo ha deciso di accorpare quattro Province, su tutto il resto del territorio nazionale, invece, sono state accorpate a due a due e in rarissimi casi tre alla volta. La soluzione – continua Baccelli – è quindi quella di istituire una Provincia Lucca-Massa Carrara e una Pisa-Livorno dato che entrambe queste nuove istituende Province rispettano pienamente i parametri previsti dalla legge. I senatori presenti – conclude Baccelli – hanno ascoltato con attenzione le mie tesi e sono dunque fiducioso che la Commissione e il Parlamento tutto possano accogliere e fare proprio l'emendamento proposto dall'Upi (Unione delle Province d'Italia) e da senatori appartenenti a partiti politici diversi come Marcucci e Matteoli. Tale emendamento prevede proprio la divisione del cosiddetto provincione costiero in due entità: Lucca-Massa Carrara e Pisa-Livorno». L’audizione di Baccelli è stata preceduta da quella del presidente dell’Upi Antonio Saitta, che ha chiesto ai senatori un’unica modifica territoriale: quella che scorpora la maxi provincia così come chiesto da Baccellie e dal senatore Andrea Marcucci, presente ai lavori della commissione. «Nell'audizione di oggi risultano significative – spiega Marcucci – le dichiarazioni di Saitta, presidente dell'Upi e di Vito De Filippo, presidente della Conferenza della delle Regioni, che hanno chiesto esplicitamente di rinviare alla prossima legislatura il provvedimento di riordino». (g.p.)

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