Il Tirreno

Lucca

Infiltrazioni mafiose, sequestri e arresti

di Luca Tronchetti
Infiltrazioni mafiose, sequestri e arresti

Beni immobili, auto e titoli per un importo di 6,8 milioni sottratti a un imprenditore edile condannato e legato al clan Spera

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LUCCA. Da quattro anni agiva indisturbato in Lucchesia intrattenendo rapporti con banche, enti pubblici, professionisti, fornitori e decidendo chi assumere e chi licenziare. E in poco tempo aveva messo su un piccolo impero costituito dalla realizzazioni di immobili di pregio ben rifiniti e villette a schiera nella zona di S. Alessio e a Nave con cantieri pronti a partire a S. Concordio. Ma l’intraprendente imprenditore edile altri non era che Antonino Giordano, 53 anni, originario di Misilmeri (Palermo), condannato a 4 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e sottoposto a misure di prevenzione di carattere personale. Nei suoi confronti e nei confronti del figlio Giovanni, residente a Palermo e titolare in Sicilia di un’altra impresa edile, il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari mentre sono stati sottoposti a sequestro preventivo immobili, auto, mezzi meccanici, conti correnti e titoli per un importo di 6,8 milioni. Una somma passibile di confisca in caso di condanna. Un’indagine complessa supportata anche da intercettazioni telefoniche e ambientali e da accertamenti bancari e patrimoniali.

Chi è Giordano. Per la procura (l’indagine è diretta dal sostituto Fabio Origlio) e per la tributaria delle fiamme gialle guidata dal tenente colonnello Vito Di Terlizzi, Antonino Giordano è un personaggio legato ad Angelo Bonanno - un imprenditore ucciso nel 1999 e considerato il reggente della famiglia di Misilmeri - e al clan Spera vicino a Bernardo Provenzano, uno dei super boss della mafia. Stando alla guardia di finanza per aggirare le norme antimafia entrate in vigore nel maggio 1992 subito dopo l’omicidio Falcone - che prevedono il divieto di ottenere licenze, autorizzazioni, concessioni ed erogazioni e l’obbligo di comunicare variazioni patrimoniali superiori ai 10mila euro - aveva intestato un’impresa edile costituita come società a responsabilità limitata al figlio che risiede a Palermo e che si occupa della gestione di un’altra azienda edile. Ma la tributaria ha dimostrato che la gestione di fatto era tenuta da Antonino Giordano che faceva spola da Lucca a Palermo.

I beni sotto sequestro. Antonino Giordano tramite il figlio Giovanni - titolare in Sicilia dell’impresa edile D.I. - aveva costituito nel 2008 la Due Gi Costruzioni in via del Brennero a San Marco e in quattro anni aveva realizzato immobili residenziali in zona di pregio vendendone una decina e progettando di costruirne ancora. La finanza ha sequestrato quattro ville e altrettante villette a schiera a S. Alessio e a Nave, quattro box auto e due aree urbane per un importo complessivo di 3,2 milioni. Inoltre beni mobili, titoli e valori tra cui una Mercedes ML, scavatori e camion e conti correnti sino all’equivalente di 3,6 milioni. Solo se quei beni non fossero sufficienti a raggiungere l’importo ritenuto provento illecito gli inquirenti procederebbe al sequestro di immobili già venduti. Sono ancora in corso a Palermo perquisizioni ed accessi bancari.

Lo stratagemma. Antonino Giordano sapeva bene di non poter infiltrarsi nel tessuto economico lucchese e alterare l’equilibrio di mercato se si fosse presentato in banche o in comune per ottenere aperture di credito, finanziamenti o licenze. Perché il certificato antimafia necessario lo avrebbe smascherato. Così ha pensato bene, stando all’accusa, di intestare fittiziamente al figlio Giovanni l’attività imprenditoriale. Adesso la ditta Due Gi è commissariata e Giordano padre ai domiciliari nella sua abitazione nella periferia cittadina con l’accusa di trasferimento fraudolento di azienda. Reato per cui è indagato in concordo anche il figlio Giovanni che attualmente si trovava in città ed è stato raggiunto lì dall’ordinanza di arresti domiciliari. Entrambi negli ultimi tempi sapevano di essere nel mirino dei finanzieri anche se erano pronti a reinvestire i guadagni nella costruzione di nuovi immobili a San Concordio. «L’ho fatto per aiutare mio figlio» la giustificazione fornita da Giordano.

Nuove indagini. All’operazione della finanza plaude anche il prefetto Giovanna Cagliostro. Ma l’attenzione nei confronti delle infiltrazioni malavitose nel tessuto economico locale resta alta e gli accertamenti proseguono senza sosta.

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