Finanza
Condannati per la morte di Emma
Ventuno anni di carcere complessivi a chi spacciò l’ecstasy alla studentessa
LUCCA. Una sentenza choc. La prima in Toscana che condanna a 10 anni e mezzo di reclusione due giovani spacciatori che cedondo delle pasticche d’ecstasy a una studentessa di 19 anni ne provocarono la morte. Alle 8,30 del mattino del 25 gennaio 2009 nella Mini Cooper parcheggiata fuori dal circolo «l’Impero» ad Altopascio esalava l’ultimo respiro Emma Pardi, 19 anni, studentessa di Pieve S. Stefano con un talento innato per la musica. Per il giudice monocratico Letizia Di Grazia ad ucciderla furono tre pastiglie della sostanza allucinogena vendute alla ragazza e al suo fidanzato (anche lui ne acquistò tre) da Daniele Abbate, 31 anni, di Prato e da Daniele Pavone, 27 anni, di Genova. Nei loro confronti il giudice ha cumulato le pene: sei anni e sei mesi per lo spaccio di droga (ipotesi più grave), quattro anni per la morte come conseguenza di altro delitto (ipotesi più lieve). Oltre alla multa di 5mila euro. I due imputati non erano in aula al momento della lettura del dispositivo. Un comportamento processuale che può aver pesato anche sulle pene accessorie come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Una sentenza che rappresenta un monito nei confronti dei venditori di morte. Anche se forse in Appello le pene saranno ridotte in base al vincolo della continuazione dei reati.
Indagini certosine. Non era facile arrivare a stabilire con certezza che proprio Abbate e Pavone effettuarono la cessione dell’ecstasy letale ad Emma Pardi. Ma grazie a un’indagine certosina condotta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti con la collaborazione dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile e della stazione di Altopascio (una citazione speciale merita il maresciallo Giulio Vincenzi) e alla consulenza tecnica dell’anatomopatologo Stefano Pierotti (nella sua relazione stabili sembra ombra di dubbio che il decesso era avvenuto per assunzione di sostanze esogene) il giudice ha emesso una sentenza che va al di là delle richieste della pubblica accusa retta dal pm onorario Michela Malfatti (3 anni e 4 mesi a Pavone, 2 anni e mezzo per Abbate).
Grazie web. Decisivo per arrivare all’individuazione dei due spacciatori - oltre alla testimonianza di una pr del locale after hour - un’immagine sul sito del dancing «L’Impero» che raffigurava un ragazzo con una maglia a righe e un tatuaggio particolare. Individuato da Davide Michelini, il ragazzo di Emma, come uno degli spacciatori. Quel giovane era Daniele Abbate e nell’abitazione della fidanzata venne trovata quella maglietta. Un indizio fondamentale unito alle intercettazioni e ai racconti dei frequentatori del locale.
Risarcimenti. Il giudice ha stabilito una provvisionale di 300mila euro per la mamma di Emma: Jenny Tommasi. Una donna che non ha mai smesso di credere nella giustizia. Centomila euro per il padre Luciano Pardi e 50mila per lo zio Paolo Tommasi, stimato insegnante di musica.
Luca Tronchetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
