Sicurezza
Ipotesi di infiltrazione mafiosa. Due arresti e sequestri di villetta
Blitz all’alba della tributaria della Guardia di finanza: arresti domicialiri per Antonino Giordano. Sigilli a una serie di villette a schiera in zona Nave e Sant'Alessio
Due imprenditori edili siciliani, padre e figlio, sono stati arrestati per violazione del codice antimafia dalla Guardia di Finanza di Lucca. Le fiamme gialle hanno sequestrato beni per 6.8 milioni di euro. Perquisizioni e accessi bancari sono ancora in corso oltre a Lucca anche a Palermo. In manette sono finiti Antonino Giordano, 53 anni, ed il figlio Giovanni. Il primo era stato già condannato per associazione mafiosa in quanto ritenuto legato al boss Angelo Bonanno, imprenditore ucciso nel 1999 considerato reggente della famiglia di Misilmeri, nonchè al clan Spera, vicino a Bernardo Provenzano.
L'indagato, per aggirare le norme antimafia - che prevedono il divieto di ottenere licenze, autorizzazioni, concessioni ed erogazioni e l'obbligo di comunicare le variazioni patrimoniali superiori ai 10 mila euro - avrebbe intestato le sue attività imprenditoriali al figlio Giovanni, che risiede in Sicilia e si occupa della gestione di un'altra azienda, ma le indagini hanno dimostrato che la gestione di fatto (contatti con clienti, fornitoeri e banche ecc.) era tenuta invece da lui, che faceva la spola tra Lucca e Palermo. Sotto sequestro sono finiti otto ville, quattro box auto e due aree urbane, una Mercedes, escavatori e camion delle imprese di costruzioni, conti correnti.
L'operazione della Guardia di finanza ha riscosso il plauso del nuovo prefetto di Lucca, Giovanna Cagliostro, che ha rimarcato "la necessità di mantenere alta l'attenzione nei confronti delle infiltrazioni mafiose nell'economia anche grazie all'applicazione delle efficacissime misure personali e patrimoniali previste dalla normativa antimafia".
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