Finanza
I miei anni con il presidente Pertini
Luciano Zanelli, carabiniere originario di Giuncugnano, ricorda il periodo in cui faceva parte della scorta al Quirinale
GIUNCUGNANO. Un presidente d’altri tempi. Un uomo genuino, semplice, spontaneo, che proprio per queste sue doti piaceva alla gente ed era amato,
Un capo dello Stato che non voleva approfittare della sua posizione, che era riluttante nei confronti dei privilegi, che apprezzava più di ogni altra cosa la possibilità di condurre una vita normale.
Il presidente Sandro Pertini nel ricordo di chi gli ha vissuto a fianco per 7 anni: il maresciallo dei carabinieri Luciano Zanelli, oggi 74enne. Ne aveva 17 di anni quando lasciò il suo paese natio, Castelletto nel comune di Giuncugnano (attualmente vi abitano solo tre persone), per trasferirsi a Roma ed intraprendere la carriera militare.
Zanelli torna spesso nella Valle, a Fornaci di Barga vivono i suoi due fratelli. La sua carriera è stata contrassegnata dall’essere stato a fianco dei presidenti Giovanni Leone (negli ultimi due anni) e Sandro Pertini.
Poco prima che iniziasse il semestre bianco della presidenza Pertini, il maresciallo Zanelli lasciò l'incarico e andò al comando generale dell'Arma dove rimase qualche anno per poi andare in pensione.
Sposato con la signora Rina, i figli Fabrizio e Simona lo hanno reso nonno di quattro nipotini e coltiva ancora la sua grande passione per la pittura con opere che ha esposto in giro per l'Italia riscuotendo un notevole successo di critica.
Tanti sono i ricordi del periodo vissuto a tu per tu con la più alta carica dello Stato, sopratutto con Pertini che Zanelli definisce «un uomo buono, affabile che sapeva mettere a proprio agio tutti».
«Con noi della scorta – aggiunge - aveva un rapporto quasi familiare. Era camaleontico, perché sapeva stare con tutti e dovunque e sganciato da quello che era il cerimoniale».
Le vacanze in Val Gardena. «Ogni anno Pertini era solito passare le vacanze in Val Gardena. E con lui noi della scorta – spiega Zanelli -. Una volta quando arrivammo il presidente mi disse che voleva entrare in un negozio e mi pregò di chiamare gli altri agenti. Voleva comprare a tutti un maglione uguale al suo e che indossassimo insieme. La cosa ci imbarazzava perché nella maniera più assoluta non volevamo approfittare della sua generosità, così noi della scorta facemmo presente al titolare che ci saremmo pagati il proprio capo d'abbigliamento. Ed ancora conservo quel maglione. Sul fatto dei soldi non sentiva ragioni, voleva pagare sempre lui. Ovviamente quando si consumava un pasto nei ristoranti andavo io o un collega a pagare il conto. Appena tornavo al tavolo la frase era sempre la stessa “Giovanotto quanto ha speso?”. Prima di iniziare il pranzo o la cena domandava se i ragazzi (così chiamava il personale della scorta, ndr) avevano mangiato. Più che un presidente era stare insieme ad un amico».
La partita a carte. «Dal centro carabinieri dove il presidente alloggiava in Val Gardena – ricorda ancora il maresciallo Zanelli - la mattina ci spostavamo con le campagnole per raggiungere qualche rifugio, ma gli ultimi tre chilometri Pertini li voleva fare a piedi. E se prima di pranzare c'era da aspettare un po' immancabile era la partita a carte con gli uomini della scorta. Io però una partita con lui non l'ho mai fatta dato che non ho mai tenuto in mano un mazzo di carte»
L'amore per i bambini. «Durante i vari spostamenti ci fermavano in autostrada al solito rifornitore di benzina. Pertini ne approfittava per prendere un caffè. E se c'erano dei bambini comprava loro delle cioccolate. Li adorava e adorava l'affetto della gente che incontrava sempre volentieri».
Vado in ufficio. Così era solito dire Sandro Pertini quando la mattina presto si recava al Quirinale. La sera verso le 17.30-18 veniva riaccompagnato a casa, vicino alla fontana di Trevi. Zanelli racconta un altro particolare legato al capo dello Stato.
«La sera Pertini sarebbe voluto uscire in incognito, non voleva creare disturbo agli uomini della scorta. Quando me lo diceva lo faceva quasi sottovoce. Ma la cosa non era possibile. Il sabato, invece, spesso andavamo al Caffè Greco».
La pipa spenta. Svela un particolare Luciano Zanelli su un oggetto tanto caro a Pertini: la pipa. «Era quasi sempre spenta, il presidente non era un fumatore accanito. L'accendeva dopo pranzo giusto per fare un paio di tiri. Era un po' il suo giocattolo. Aveva una ricca collezione di pipe e una volta nella Marche una famosa ditta gliene realizzò una davanti a lui in soli 35 minuti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
