Un solo avvocato per difendersi dalla Corte dei Conti
Scelta comune per i venti consiglieri dell’ex maggioranza accusati di illegittimo finanziamento del Polo Fiere
LUCCA. Martedì sera a cena in pizzeria per scegliere lo studio legale a cui affidare la loro difesa. Questo l’appuntamento che si sono dati i venti rappresentanti del centrodestra in consiglio comunale che il 23 maggio 2011 avevano approvato la delibera di indirizzo per la ricapitalizzazione del Polo Fiere. Ora sono sotto inchiesta da parte della Corte dei Conti per i (presunti) sprechi nelle società partecipate e hanno un mese di tempo dal momento del ricevimento dell’invito a dedurre per presentare le proprie motivazioni.
Rischiano di dover risarcire lo Stato di tasca propria.
Il danno. Secondo la Guardia di Finanza, che ha condotto l’indagine partita da un esposto presentato nell’ottobre dell’anno scorso dall’attuale sindaco Alessandro Tambellini, allora capogruppo del Partito democratico, era illegittimo il finanziamento di 250mila euro alla società partecipata Lucca Polo Fiere & Tecnologia in conto futuro aumento di capitale, perché la legge non permette ai Comuni operazioni di questo genere a favore di partecipate che (come nel caso di Polo Fiere) hanno registrato perdite per tre esercizi consecutivi. Il pm accoglie questa tesi: adesso dovrà valutare se anche il precedente finanziamento di 450mila euro sia legittimo.
Il sindaco. Tambellini attende la conclusione delle indagini e intanto dice chiaramente «che occorre rivedere gli assetti delle partecipate. Abbiamo già iniziato questo percorso perché abbiamo ereditato una situazione pesante, da risolvere. Non possiamo permetterci di avere aziende in perdita, buchi senza fine che costano soldi ai cittadini e non danno alcun beneficio alla collettività». Sulla sua astensione al momento del voto, scelta politica che accomunò tutti i consiglieri comunali del Pd, il sindaco spiega: «Il non voto è già di per sé una presa di posizione. Mille volte avevo chiesto chiarezza, avevo avvisato che la situazione finanziaria del Polo non era chiara. Avevo fatto presente che la situazione era insostenibile. Parole dette e scritte».
La delibera di indirizzo votata dall’allora sindaco Mauro Favilla e dai consiglieri Fabbri, Fava, Venturi, Checchia, Fazzi, Martinelli, Buchignani, Andreoni, Micheloni, Bertani, Garbini, Panelli, Mura, Allegrini, Torri, Agnitti, De Luca, Lotti e Dinelli era stata preparata sulla base della relazione del dirigente dei servizi finanziari del Comune, Turturici.
«Il dirigente - dice Tambellini - aveva solo dato un parere su un atto incentrato su piani industriali e bilanci».
Sichi. Gli unici tre “no” alla delibera di indirizzo erano arrivati dai consiglieri Sichi, Giorgi e Giusti. Spiega Antonio Sichi, ora assessore al bilancio: «Avevo chiesto il piano industriale che però non era mai stato presentato e quindi non potevo avallare una decisione così importante. Non potevo farlo al buio. Si trattava , di tanti soldi dei cittadini perché nella delibera di ipotizzava una ricapitalizzione fino a 3 milioni di euro. Avevo enormi dubbi anche in considerazione del fatto che il Polo Fiere era sempre stato in passivo e non bastò la presenza di una persona seria e di valore come Marialina Marcucci alla presidenza di quella partecipata a farmi cambiare opinione. Non c’erano le condizioni per dare fiducia e soldi al Polo, proprio in assenza di un piano industriale e quindi di programmi messi nero su bianco. Mi era stato chiesto di avallare l’operazione, dicendo che il piano industriale sarebbe stato presentato nel giro di alcuni mesi. Ma in assenza di quell’atto fondamentale io, insieme a Giorgi e Giusti, decisi di dare voto negativo». (d.c.)
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