Il Tirreno

Lucca

Protesta anche contro le denunce

di Nadia Davini
Protesta anche contro le denunce

Gli studenti tornano sabato in piazza in occasione dello sciopero generale e rifiutano le accuse

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LUCCA. La nostra rabbia non si denuncia». Con questo slogan gli studenti lucchesi torneranno in piazza sabato in occasione dello sciopero generale della scuola, che coinvolge studenti medi, universitari, insegnanti e lavoratori dell'istruzione.

Il ritrovo è alle 9 in piazza San Francesco e il movimento lucchese, che trova il suo punto di riferimento nel Collettivo autonomo studenti lucchesi, torna a manifestare dopo i fatti avvenuti il 17 novembre scorso. «Si è manifestata una sempre maggiore necessità – scrivono gli studenti sull'evento che sta circolando su Facebook – di continuare la nostra lotta in città, che dopo molti anni vede rivivere al suo interno la rabbia e i fermenti tipici di questo periodo, esplosi da mesi in tutta Italia. Nonostante la minaccia di denuncia esercitata dalla questura vogliamo rilanciare una nuova data di mobilitazione proprio in coincidenza con lo sciopero generale, indetto a livello nazionale per sabato 24 novembre».

Sabato prossimo, infatti, il mondo della scuola si fermerà e tornerà in piazza con una manifestazione a Roma, indetta da Flc-Cgil, Uil e Cisl scuola, Snals-Confsal e Gilda. «La nostra rabbia non si denuncia, la lotta non si arresta: contro crisi e austerità, riprendiamoci scuole e città». È questo lo slogan più gettonato in queste ore di fermenti e organizzazione studentesca.

Il tam tam è partito da ieri, ha già fatto il giro della rete e la giornata si preannuncia particolarmente partecipata. «Vorremmo che in manifestazione – scrive il Collettivo – scendessero anche professori e tutti i lavoratori della scuola. Vogliamo dire basta ai tagli nei settori primari di un settore civile: gli ospedali hanno sempre meno posti letto, le scuole cadono a pezzi, i trasporti hanno prezzi alle stelle e i servizi sono vergognosi. Ci sono migliaia di lavoratori che ogni giorno rischiano di perdere il posto di lavoro e ci sono migliaia di giovani che non hanno possibilità di costruire il proprio futuro. A spingere dietro quei cordoni venerdì scorso non eravamo cinque o dieci persone, ma tutta una generazione che non accetta più un tale impoverimento della propria vita. Scenderemo di nuovo in piazza per ribadire che siamo una forza reale e la volontà di spostare l'attenzione sul dibattito violenti-non violenti non riuscirà ad oscurare le ragioni per cui manifestiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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