Proteste
Nessun stralcio, sei sotto processo
Anche l’ex assessore Chiari in tribunale per l’udienza del 22 gennaio
LUCCA. Alla fine nessuno stralcio e tutti a giudizio davanti al tribunale con la prima udienza fissata per il 22 gennaio. È finita come era logico attendersi l’udienza preliminare davanti al gup Alessandro Dal Torrione sulla presunta corruzione nell’ambito della riqualificazione dell’ex Safill, complesso affacciato sulla circonvallazione, poi divenuto Officina della Latta. Il gup ha respinto la richiesta dell’avvocato Sandro Guerra (studio Saldarelli di Firenze) - legale di quello che l’accusa ritiene l’imputato chiave, l’ex assessore Marco Chiari - che voleva stralciare la posizione del suo assistito rinunciando all’udienza preliminare e optando per il giudizio immediato. Per il giudice la riunione del procedimento è indispensabile e non è possibile effettuare una separazione come invece chiedeva la difesa Chiari.
Il 22 gennaio compariranno davanti al tribunale, oltre all’ex super assessore della giunta di Mauro Favilla, l’ex direttore generale del comune di Lucca, Massimiliano Volpi, 64 anni, difeso dall’avvocato Gianfelice Cesaretti; Umberto Pera, 72 anni, di Viareggio, ex rappresentante legale Safill (avvocato Lodovica Giorgi); Alberto Baraldi, 60 anni, di Pietrasanta, legale rappresentante Safill (avvocato Salvatore Salidu); Franco Giorgetti, 43 anni, di San Marco, geometra consulente Safill (avvocato Maurizio Campo); Tiziana Picchi, 57 anni, di Pontedera, segretaria generale del comune di Lucca (avvocato Stefano Del Corso). Nel processo, in base alla legge sulla responsabilità degli enti, anche la Safill srl di Massarosa rappresentata da Alberto Fontana. Per quanto riguarda i capi d’imputazione Chiari è indagato per corruzione e falso in atto pubblico, Pera, Baraldi e Giorgetti per corruzione, Picchi per falso in atto pubblico e Volpi per corruzione. Ipotesi di reato che il collegio difensivo intende smontare nella fase dibattimentale che si preannuncia lunga e con possibili colpi di scena. Il cuore dell’indagine, stando a procura e carabinieri, è la vendita alla Safill dei 65 posti auto a un prezzo ritenuto di favore attraverso la volontà e l’impegno dell’assessore Chiari il quale, in cambio, avrebbe ottenuto in affitto a un prezzo ritenuto di favor un ufficio della Safill dove svolge la sua attività professionale privata.
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