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Compravendita di auto usate con truffa

Compravendita di auto usate con truffa

Quattro in manette per 43 casi: pagavano con assegni a vuoto e le cedevano con documenti falsi

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LUCCA. Si fingevano intermediari nella compravendita di auto e agivano in modo spregiudicato: direttamente sul web, oppure dalle riviste specializzate individuavano persone che avevano inserito annunci di vendita di auto. Le contattavano, fissavano un incontro e proponevano un pagamento immediato, con assegno bancario. I venditori - spesso persone in difficoltà dopo la perdita del lavoro - accettavano, e la compravendita si svolgeva rapidamente, anche perché i compratori dicevano di doversi spostare subito per lavoro. Ma gli assegni erano a vuoto.

Le auto venivano poi rivendute, con documenti spesso falsificati, perlopiù a concessionarie, ma anche a privati.

La banda, formata da quattro uomini - tre originari del Napoletano, uno della Sicilia - agiva da mesi, sui territori provinciali di Lucca (e Versilia), di Pistoia, Livorno e Massa Carrara, oltre che di La Spezia.

La polizia stradale li ha smascherati e per tutti e quattro sono scattati i provvedimenti di arresto. Anche se quello che è considerato il deus ex machina di tutta l’operazione - Giuseppe La Manna, 31 anni, residente a Quarrata, in passato domiciliato a Lucca e attualmente a Striano (Napoli) - è tuttora latitante, e quindi ricercato. Gli altri - Franco Coppa, 36 anni, nato a Nicosia (Enna) e residente a Lucca, i fratelli Pietro e Ottavio Morelli, rispettivamente 41 anni e 36 anni, nativi di Capua (Caserta) e residenti a Piedimonte San Germano (Frosinone) - sono tutti agli arresti domiciliari. Sono accusati di truffa, calunnia e ricettazione. L’unico su cui pende un ordine di custodia cautelare in carcere è La Manna, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, sostituzione di persona, ricettazione e calunnia (con precedenti specifici; anche il padre era dedito ad analoghe attività).

Come spiega Marco Tangorra, comandante provinciale della stradale, le truffe finora individuate sono 43. Ma con molte probabilità i quattro ne hanno messe a segno molte di più. Per questo Tangorra invita quanti ne fossero rimasti vittima ma non le avessero ancora rivelate a rivolgersi alle autorità.

Le auto nel mirino erano di categorie facilmente commerciabili, tipo Punto (in 4 casi), Ford Focus (5), Yaris, Oper Corsa, lancia Y (5) ma anche alcune di grossa cilindrata, mediamente del valore di 4-5mila euro.

Quando Pietro Morelli è stato rintracciato dagli agenti ha tentato di scappare. Si è rifugiato in un bar vicino casa, chiedendo di essere nascosto in bagno. Il titolare dell’esercizio ha acconsentito e si è beccato una denuncia per favoreggiamento.

Barbara Antoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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