Il Tirreno

Lucca

Il gruppo Casillo offre 2,5 milioni per comprare due molini lucchesi

di Luca Tronchetti

Le società Maionchi e San Pietro a Vico hanno presentato le domande di concordato preventivo Il buco complessivo è di oltre 10 milioni e da maggio le aziende hanno sospeso l’attività produttiva

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LUCCA. Le società Molino Maionchi Silvio & C. snc in via del Brennero a S. Marco e Molino San Pietro a Vico srl all’Acquacalda entrambe controllate dalla famiglia Maionchi e con la prima che acquista le farine di grano tenero dalla seconda per commercializzare i marchi Molino Maionchi e Molino Goggioli hanno depositato alla cancelleria del tribunale fallimentare il ricorso per l’ammissione al concordato preventivo. Gli oltre 70 dipendenti dei due stabilimenti sono attualmente in cassa integrazione e al momento l’unica proposta concreta per l’acquisto di entrambi i complessi aziendali (10.600 metri quadrati di area industriale il primo, 13mila metri quadrati il secondo) è quella formulata dal Gruppo Casillo con impianti in Puglia, Basilicata, Sicilia e acquisizioni nel Lazio e in Lombardia. Un pacchetto unico di offerta che ammonta a 2,5 milioni (2 milioni per la Molino S. Pietro a Vico srl e 500mila per la Molino Maionchi snc) ritenuto non in sintonia con le perizie effettuate sul reale valore delle molitorie aumentato dell’avviamento e del marchio. Tuttavia l’impianto concordatario prevede la possibilità per il tribunale di attivare una procedura di evidenza pubblica che, al termine di un contratto d’affitto triennale stipulato dalla Casillo Group in caso di omologa, dovrebbe estendere il ventaglio degli interlocutori interessati in modo da pervenire all’offerta più remunerativa. L’attuale proposta costituisce quindi mera garanzia di un prezzo minimo d’acquisto rivedibile al rialzo in sede di gara. Con l’affittuario (il gruppoCasillo) che s’impegna, in caso di mancata aggiudicazione, alla restituzione del compendio aziendale, salvo un indennizzo per la perdita di avviamento e per i costi sostenuti.

Molino S. Pietro a Vico. L’amministratore unico è Luigi Maionchi, 69 anni, residente alla Cappella, che nel 1990 entrò, assieme ai figli, nella molitoria allora gestita dalla famiglia Catelli. Nel 1994 acquisì con i figli Stefano, Silvio e Chiara il 70% del capitale sociale e aumentò la produzione del grano tenero avviando quello del settore del grano duro. Vista la specificità dell’attività è impossibile una riconversione. Per non disperdere i contatti con i clienti e i fornitori - che costituiscono l’unica vera ricchezza aziendale - la proposta di concordato prevede un contratto d’affitto di 36 mesi, un canone annuo di 120mila euro, la facoltà di eseguire i lavori di modifica dell’azienda e sostituzione dei beni e degli impianti con rimborso a carico dell’affittante solo in caso di mancato acquisto dell’azienda, l’impegno per l’acquisto a 2 milioni e la partecipazione all’asta per tale importo dopo l’omologa del concordato.

Molino Maionchi Silvio & C. È l’azienda di famiglia. Costituita nel 1974, nel 2009 avvenne fusione con la Immobiliare Maionchi mentre per quanto riguarda la ripartizione delle quote il 55% appartiene a Luigi Maionchi, il 15% ai tre figli Stefano, Sergio e Chiara. Nel 2012 la crisi finanziaria si è accentuata - oltre per l’aumento del prezzo della materia prima, il rallentamento degli incassi dei clienti e alcune perdite sui crediti - anche per la volontà del sistema bancario di procedere al rientro di alcune linee di credito. Allora la Maionchi Silvio & C. ha ceduto due immobili per 3,3 milioni a fronte dei quali è rientrata sul sistema bancario per 1,9 milioni. La differenza è stata immessa nel ciclo finanziario, ma non è stata sufficiente a risolvere la crisi di liquidità. Affinchè ci possa essere l’ammissione al concordato la famiglia Maionchi metterà a disposizione dei debiti societari i beni personali anche per la collegata Molino San Pietro a Vico. Il tutto in un piano di riparto che sarà depositato nella proposta concordataria tra 60 giorni. Per quanto riguarda la proposta concordataria differisce dall’altra molitoria sono nell’importo del canone (60mila euro anni) e nell’impegno della Casillo Group alla partecipazione all’asta (500mila euro)

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