Il dolore
Viaggio alla scoperta dei “piccoli” dove il vino si fa come una volta
Aziende con pochi ettari ma con una storia di secoli alla ricerca del vitigno più adatto alla terra e che nel ricambio generazionale mantengono la passione. Ecco i Fratelli Urbani e la Fattoria Al Dotto
LUCCA. Sono più piccoli, rispetto ai grandi produttori locali. Meno battage pubblicitario alle spalle, possono contare su un portafoglio clienti che spesso arriva da lontano, grazie al passaparola tramandatosi per decenni, prima tra le famiglie del vicinato e poi in un raggio sempre più ampio. Ma anche così, nel loro piccolo, riescono a fare numeri di tutto rispetto.
Sono i “piccoli” del vino. Quelli che, magari, ti vendono la damigiane e le bottiglie con gli stivali sporchi di terra perché un attimo prima erano tra i filari a controllare le vigne. Quelli che non hanno lasciato indietro niente, ma proprio niente, della loro storia e tradizione e continuano ostinatamente a fare il vino come una volta, senza piegarlo alle esigenze di mercato, ma lasciandolo totalmente alla sua vita naturale, nel bello e nel brutto.
Un secolo di vini. È questa, da oltre cento anni, la filosofia dei Fratelli Urbani di Gattaiola. Inserita nel registro delle Imprese storiche della Camera di Commercio, fu fondata nel 1896 da Massimo Urbani, bisnonno di Francesca, Angelo e Massimo che oggi portano avanti l'attività con i consigli dello zio Elio, fratello del loro padre Giuliano. Proprio Elio e Giuliano – che alla metà degli anni Cinquanta avevano ereditato l'azienda da Angelo, figlio del capostipite Massimo – introdussero la produzione di vini monovitigno, cioè prodotti con una sola qualità di uva.
Le uve migliori. «Una pratica – racconta Angelo Urbani – che non era presente fino allora e che fu possibile anche grazie a un'altra innovazione di nostro padre e dello zio: la selezione delle uve da destinare alla produzione di vino di qualità». Per questo furono recuperati i vizzati delle vigne che Giuliano ed Elio avevano ereditato dal padre e dal nonno e vennero introdotti quelli ritenuti più idonei al tipo di suolo e alle situazioni climatiche e ambientali, peraltro ottime, di quella porzione di territorio, situato a sud di Lucca, dove fin dal 1330 la nobiltà lucchese aveva iniziato a costruire le loro dimore di campagna. «Del resto – dice Urbani – l'etimologia di Gattaiola sembra non lasciare dubbi, storpiatura di grata aiola, cioè terra fertile».
Dall'erpice a oggi. Era un peccato non sfruttarla, una terra così. Questo deve aver pensato Angelo, il figlio del fondatore, quando alla fine della Grande Guerra prese in mano l'azienda e s'inventò, ottenendone il brevetto, l'erpice a rotazione, uno strumento per facilitare il movimento della terra. Di quell'antico sapere oggi è depositaria la quarta generazione degli Urbani. Che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il solco della tradizione, pur con strumenti e apparecchiature moderne.
La vigna, prima di tutto. I giovani Urbani, infatti, credono fermamente, come ripeteva il loro padre, che il vino si fa soprattutto nella vigna. «Se le uve sono buone – dicono – il più è fatto». La loro produzione a regime è di circa 60 ettolitri, di cui una parte destinata allo sfuso, che viene venduta ai privati direttamente nell'azienda, mentre l'altra viene imbottigliata e si trova in vendita in alcune botteghe della Lucchesia, oltreché sulla carta dei vini di diversi ristoranti locali.
Al Dotto. Dall'altra parte delle colline, a Carignano, c'è la Fattoria Al Dotto. Anch'essa ha una bella tradizione alle spalle – è nata sessant'anni fa – che è il suo marchio di fabbrica, tanto che i due vini storici, il rosso Brunotto e il bianco Redotto, rimandano nel nome a Renato e Bruno Del Dotto, figli dei fondatori. Azienda di discrete dimensioni che unisce tre antichi poderi e occupa una superficie complessiva di 25 ettari, di cui 7 a vigneto, arriva a produrre, nelle annate più prolifiche, circa 500 quintali. «Quest'anno – spiega il titolare Giacomo Bertuccelli – la produzione è ottima per qualità, non per quantità. Ci siamo attestati ai 350 quintali». I suoi vini si trovano in molte enoteche e ristoranti della provincia.
Le barriques. Il rispetto della tradizione, unito a qualche accorgimento moderno, caratterizzano l'azienda. E questo significa - secondo le parole del titolare - bassa produzione di uva per ettaro, scrupolosa attenzione nelle lavorazioni, raccolta selettiva e vinificazione controllata, seguiti da un invecchiamento in barriques di rovere francese. «Il risultato – dice Bertuccelli – sono vini strutturati ed eleganti».
Sangiovese e Merlot. Tradizione è, poi, il mantenimento della scelta dei vitigni «con la presenza – informa il titolare – di Sangiovese, Cilegiolo, Canaiolo e Trebbiano toscano bianco, abbinandoli a Merlot, Petit Vierdot, Cabernet, Sauvignon». Una scelta favorita dall'ottima posizione della tenuta. «La vicinanza del Serchio, l'influenza dei venti di scirocco provenienti da Livorno e il maestrale estivo – conclude Bertuccelli - formano un microclima particolare che garantisce alle uve una buona maturazione a vantaggio delle caratteristice organolettiche del vino».
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