Sicurezza
L’olio che ha il nome del bisnonno e attende lo status di biodinamico
LUCCA. “Mi piace il mio lavoro“. Sono parole che ripete spesso Paolo Giuli, proprietario dell’azienda agricola “Al podere di Rosa”, a Sant‘Alessio. Ci mette dentro tutta la soddisfazione, l’impegno e...
LUCCA. “Mi piace il mio lavoro“. Sono parole che ripete spesso Paolo Giuli, proprietario dell’azienda agricola “Al podere di Rosa”, a Sant‘Alessio. Ci mette dentro tutta la soddisfazione, l’impegno e la fatica che il lavoro nei campi comporta e che lo porta oggi a produrre vino, olio, ortaggi. Paolo ha avviato dal 2002 con la moglie Caterina anche l’attività agrituristica, con la ristrutturazione della casa colonica in cui da sempre è vissuta la sua famiglia, dai tempi in cui il bisnonno Giovannino, emigrato a San Francisco per lavorare in un rach, tornò in Italia acquistando la proprietà.
La storia. «Ho intitolato il podere a mia madre, Rosa - racconta Giuli - Eravamo una famiglia numerosa. La campagna richiede forze, braccia. Mi sono sempre portato dentro un ricordo che avevo da bambino: la raccolta del grano. Le vacche con il carro che procedevano lente, la fatica degli animali e delle persone, ma anche la festa. Per la mietitura, così come per la vendemmia, il podere si riempiva di gente del paese che veniva a darci una mano. C’era il lavoro, certo, ma anche la gioia, la condivisione. Ed è in quel momento che, credo, ho deciso che nella vita avrei fatto questo, solo questo». Nel passato i Giuli producevano anche cereali, allevavano bestiame sia da latte sia per il lavoro nei campi, coltivavano gelso, bachi da seta, canapa.
L’azienda oggi. Da più di dieci anni Giuli ha scelto il biologico, più recentemente è passato alla coltura biodinamica: «Ortaggi (è tra i principali produttori di fagiolo rosso di Lucca e cannellino), vino e olio sono certificati biologico - spiega - non ho ancora la certificazione biodinamica, anche se la pratichiamo da tempo. Il nostro vino è stato menzionato in una guida italiana ai vini naturali, a cura di Giovanni Betti. È già un buon successo: rappresentiamo una piccola produzione - 3.500 bottiglie circa l’anno - e mia moglie ed io ora non possiamo fare di più». La speranza pare sia nella nuova generazione: «Certo, se mia figlia grande, all’ultimo anno dell’istituto di agraria, volesse lavorare in azienda… Deciderà lei».
I prodotti. Il vitigno ha , per il rosso, uve tradizionali toscane, sangiovese, canaiolo, ciliegiolo, a cui si aggiungono pochi filari di syrah e merlot; per il bianco, trebbiano e vermentino. Sono questi il “Chiesino bianco e rosso”, così chiamati perché infondo al podere c’è una chiesetta. La produzione di olio Giovannino, è una passione di Paolo: «Ho preso in affitto alcuni oliveti a Pieve Santo Stefano, li curo da quindici anni: le varietà sono numerose, principalmente frantoiano, leccino, muraiolo e verdolino».
La rete di vendita. Due punti vendita in zona, «ma il mio olio e il mio vino vanno in tutto il mondo grazie ai turisti e agli incontri degustazione che organizziamo in azienda», afferma soddisfatto. Al Desco, insieme alle bottiglie di Chiesino e Giovannino debutteranno pure le marmellate con la frutta del podere: confetture di pere, pesche, pomodori verdi, cipolla rossa lucchese e pure melone made in Pieve Santo Stefano.
Il sogno nel cassetto. Proprio per ciò che comporta la coltivazione biodinamica, Giuli vorrebbe avere qualche capo di bestiame, come ai tempi dei suoi nonni: «Mi piacerebbe mettere su un allevamento di bovini, in particolare quelli di razze in via di estinzione, come la garfagnina. Sarebbero utili per la produzione di fertilizzante, mi renderebbero autosufficiente per il biologico». Intanto con Caterina “Il podere di Rosa” ha ricominciato a produrre pane con il forno a legna, con i metodo di una volta.
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