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Un secchio contro la piena Così salva la casa dall’acqua

Un secchio contro la piena Così salva la casa dall’acqua

Manda via la famiglia e cerca di tamponare i danni: «Almeno i mobili sono salvi» Intanto è lotta contro il tempo per chiudere la falla nell’argine del Fossa Nuova

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CAPANNORI. «La mia famiglia è a Valgiano, ma io sono rimasto e non ho intenzione di andarmene». Federico Mazzara lo urla dalle scale di casa sua, a pochi passi dal punto in cui l’argine del Fossa Nuova ha ceduto ieri, inondando la zona industriale del Frizzone, tra Capannori e Porcari. L’abitazione dei Mazzara è stata evacuata domenica, quando l’argine ha ceduto. Il signor Federico si è sincerato che la sua famiglia fosse al sicuro, a casa di una figlia, a Valgiano, e poi è tornato a casa, a piedi, lungo l’argine del canale, che guardava crescere sempre di più. Una volta arrivato, ha sistemato i sacchini di sabbia davanti alle porte del piano terra e poi si è rifugiato al primo piano, mentre tutto intorno si formava un lago di acqua e fango. «Ho fatto bene a rimanere, almeno ho tamponato la situazione – racconta – Fuori l’acqua saliva, ma i sacchi erano sistemati bene e in casa ne sono entrati circa 5 centimetri, non di più. Sono riuscito a salvare tutto, anche i mobili. Mi sono attrezzato con un secchio e ho iniziato a buttare l’acqua dalle finestre».

Mazzara si rivolge a un tecnico del Consorzio di Bonifica Auser-Bientina, che da domenica sera controlla i lavori delle ruspe, che stanno realizzando un passaggio di sassi e ghiaia per arrivare all’argine e sistemare dei blocchi di cemento. «Perché non avete cercato di tamponare subito la falla? Le ruspe erano già sul posto e l’acqua non era così alta. Ce la potevate fare». Il tecnico cerca di spiegare quali criteri sono stati seguiti, ma Mazzara non si arrende. «Un anno fa, in giugno, il canale è straripato circa duecento metri più a nord. Anche in quel caso ce la siamo vista brutta. Non vogliamo andarcene, ma vogliamo che chi ci governa ci ascolti e intervenga».

Intanto i camion continuano a scaricare pietrame e le ruspe a spargerlo. È una lotta contro il tempo che va avanti ormai da 24 ore. Le ruspe stanno cercando di realizzare un camminamento in grado di reggere il peso dei mezzi, 350 metri in materiale di cava per consentire di portare fino al Fossa Nuova grandi blocchi di cemento, che poi saranno ricoperti di pietrisco e terra e, infine, di cemento, per chiudere la falla di alcuni metri che si è creata nel primo pomeriggio di domenica sulla sponda di sinistra del canale. «Il tempo è una variabile fondamentale – spiega il presidente del Consorzio di bonifica Ismaele Ridolfi – Stiamo lavorando per tentare di arrivare prima della ripresa della pioggia, che provocherebbe un nuovo innalzamento del rio e con l’argine rotto, una conseguente nuova esondazione». Il costo è di oltre 100mila euro.

Arianna Bottari

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