Il dolore
Lappato piange la morte di don Ghilardi
Un parroco coraggioso che aveva fatto costruire la chiesa, il nuovo cimitero e il centro sportivo
LAPPATO. Un prete della gente e per la gente. Dopo una lunga malattia che lentamente gli ha sottratto il dono della memoria (e la sua era davvero enciclopedica) è morto nella notte tra domenica e lunedì all’ospedale Campo di Marte don Francesco Ghilardi, 89 anni, camaiorese di nascita e ormai lappatese d’adozione.
In quella piccola frazione del Capannorese al confine con la provincia di Pistoia il sacerdote ha iniziato e concluso la sua missione. Sessantasei anni nel corso dei quali, con l’aiuto dei fedeli e della comunità, ha realizzato la chiesa, il nuovo cimitero e un piccolo centro sportivo per i ragazzi, quello che una volta era l’oratorio.
L’attuale sacerdote, don Amerigo, e i gli abitanti del paese avrebbero voluto seppellirlo nella chiesa che lui stesso ha voluto e fatto costruire. Ma il lungo iter burocratico e le vigenti normative l’hanno impedito. Così verrà tumulato nel cimitero di Lappato accanto al suo predecessore don Martinelli. Un prete scomodo, don Ghilardi che sino a quando le forze l’hanno sorretto ha tuonato dal pulpito contro l’inquinamento ambientale, gli abusi edilizi e lo spaccio di droga. Arrivò a Lappato l’8 dicembre del 1946. Negli anni Sessanta la Curia lo nominò direttore dell’Esare Nuovo, un settimanale religioso in perdita che riuscì a portare in attivo con 5mila copia settimanali e un’attenzione particolare alla cronaca, alle notizie che esulavano da temi religiosi. Osteggiato dal clero “conservatore” abbracciò con entusiasmo la filosofia uscita dal concilio vaticano II.
Fu anche grazie al suo impegno e alla sua cocciutaggine che all’inizio degli anni Cinquanta anche Lappato potè realizzare la sua chiesa e il suo cimitero. La mattina insegnava religione all’istituto professionale Giorgi a Lucca e nei consigli di classe si batteva ferocemente per evitare bocciature ai ragazzi, nel pomeriggio si dedicava completamente al paese. Con i soldi dello stipendio d’insegnante realizzò un piccolo oratorio: campo di calcio, campetto da tennis in cemento. Acquistando in stock magliette e racchette e ogni sabato pomeriggio, novello padre Brown, dilettandosi ad arbitrare costringendo ad uscire per 5 minuti chi sacramentava dopo un fallo subito. Se c’erano d’aiutare persone in difficoltà lui era il primo ad aprire il portafogli. I funerali si terranno domani alle 15 nella chiesa di Lappato celebrati dall’arcivescovo Italo Castellani assieme a diversi parroci della zona.
Luca Tronchetti
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