Finanza
Prevenzione ai suicidi, il programma funziona
LUCCA. Il carcere di San Giorgio all’avanguardia nella prevenzione dei tentativi di suicidio e negli atti di autolesionismo dei detenuti. Un successo frutto del protocollo messo a punto dall’Asl 2...
LUCCA. Il carcere di San Giorgio all’avanguardia nella prevenzione dei tentativi di suicidio e negli atti di autolesionismo dei detenuti. Un successo frutto del protocollo messo a punto dall’Asl 2 con la casa circondariale. L’ultimo suicidio al San Giorgio risale a dieci anni fa, come spiega il direttore del carcere Francesco Ruello, ma «spesso – prosegue – assistiamo ad atti di autolesionismo e anche a tentativi che poi fortunatamente non vanno a buon fine. Nel nostro istituto c’era già una spiccata sensibilità verso questo problema e si adottavano prassi e procedure specifiche. Questo passaggio però è importante perché formalizza ufficialmente una serie di comportamenti da tenere».
Così dal 3 maggio nel carcere sono garantite 18 ore la settimana di presenza dello psichiatra mentre sulle 24 ore è assicurato presidio di continuità medica assistenziale. In più uno psicologo sempre per l’Asl minimo tre giorni a settimana.
Roberto Sario, direttore di psichiatria nell’Asl 2, spiega che il nuovo protocollo si basa essenzialmente sui momenti dell’accoglienza dei nuovi arrivati e sulla presa in carico. Proprio la prima fase, effettuata dalla polizia penitenziaria, dal medico di guardia e dall’infermiere di turno, è la più delicata e individua subito i bisogni sociali e di salute dei detenuti e a coinvolgere gli operatori in un progetto condiviso.
La presa in carico riguarda detenuti a rischio in fase di accoglienza ma anche quelli presenti in struttura che abbiano manifestato disagio psicologico. Il San Giorgio nasce come convento e non come carcere, per questo ha limiti strutturali e ristrettezze esaltate in negativo dal sovraffollamento. «La capienza sarebbe di 113 detenuti – prosegue Ruello – oggi ne abbiamo 129, tutti uomini nel programma di media sicurezza, di cui 62 italiani e 67 stranieri. La capienza regolamentare è di circa 140 unità, la soglia di tolleranza è a 199 persone». Se il sovraffollamento delle carceri è generalizzato, per il direttore sanitario Asl 2 Joseph Polimeni non deve essere un alibi: «Vogliamo fare bene la nostra parte e questo protocollo è un atto dovuto che ci consente di rivedere l’organizzazione sanitaria del carcere».
Alessandro Petrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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