Il Tirreno

Lucca

Broker della carta denunciato per usura

di Luca Tronchetti
Broker della carta denunciato per usura

La Finanza sequestra una Ferrari, lingotti d’oro, denaro e titoli per 1,6 milioni ritenuto dal gip il provento del reato

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LUCCA. La tributaria arriva lunedì mattina e all’imprenditore della carta mostra l’ordinanza del gip Simone Silvestri che prevede il sequestro della splendida Ferrari 360 Modena, lingotti in oro per 430mila euro, denaro e titoli per più di un milione. Un risveglio da incubo quello di Luigi Isola, dinamico e intraprendente amministratore dell’omonima società per azioni con sede a Lammari. Un self-made man che nel giro di vent’anni ha costruito un piccolo impero che arriva sino in Cina attraverso la commercializzazione della carta da macero. Un broker della cellulosa che compra e rivende grandi quantità di merce e guadagna sulla transazione. Il sequestro eseguito dalle fiamme gialle ammonta a un milione e 680mila euro. Per gli investigatori l’equivalente dell’importo guadagnato con l’illecita attività d’usura. L’imprenditore cade della nuvole, si dispera, professa la sua estraneità. Ma, al momento, non può far altro che assistere impotente all’esecuzione del provvedimento.

Usura & fattura. È il nome in codice con cui il nucleo di polizia tributaria guidato dal tenente colonnello Vito Di Terlizzi - sotto la direzione del sostituto procuratore Enrico Corucci - ha battezzato l’operazione iniziata un anno fa. Perché, contrariamente al passato, per gli inquirenti il presunto reato di usura trae origine proprio dalle fatture. In particolare dalle transazioni commerciali che avvenivano tra la ditta lucchese e due società venete (una commerciale e una cartaria) facenti capo al broker Giuliano Toscan, dichiarato fallito e che avrebbe collaborato con le fiamme gialle. Per gli investigatori per la prima volta in Toscana (forse in Italia) sarebbero state utilizzate 600 fatture non per coprire operazioni inesistenti (come accade di frequente per evadere le imposte), ma per restituire prestiti di natura usuraria. In sostanza, stando alla guardia di finanza diretta dal colonnello Gabriele Failla, l’imprenditore lucchese si sarebbe comportato come una banca. Erogando finanziamenti al collega veneto in difficoltà economica e impossibilitato di accedere al credito in altro modo. Ma a tassi decisamente superiori rispetto a quelli stabiliti dalla legge che arrivavano, per l’accusa, anche al 150%.

Il meccanismo. L’usura per le fiamme gialle si traduceva in fittizie transazioni commerciali di vendita di cellulosa dietro le quali si nascondeva la restituzione maggiorata di interessi illegali del prestito concesso. In sostanza, per l’accusa, l’imprenditore lucchese versava subito il capitale all’azienda commerciale veneta sia in acconto che a saldo di fatture emesse dalla cartiera di Toscan che attraverso l’altra cartiera, sempre da lui controllata, restituisce il capitale e gli interessi a fronte delle fatture emesse dalla Isola spa. Il motivo del finanziamento? Stando agli inquirenti l’imprenditore veneto, cliente di Isola, aveva avviato una nuova attività e avendo difficoltà a reperire finanziamenti per partire si era rivolto al fornitore lucchese.Con quei soldi, oltre a pagare la cellulosa, Giuliano Toscan riesce a pagare anche le spese vive (luce, acqua, personale).

Gli indizi. Ai finanzieri balza agli occhi che l’amministratore delle due cartiere venete è la stessa persona (Toscan), che l’immobile è di proprietà dell’azienda lucchese e che i locali di una delle cartiere venete che produce coriandoli (utilizzati anche per il carnevale di Viareggio) non sono idonei a ospitare la rilevante quantità di cellulosa movimentata solo a livello documentale.

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