Il dolore
«La nostra ricerca per creare sviluppo qui»
Alberto Bemporad, il più giovane rettore d’Italia, scommette sul rapporto con il territorio
LUCCA. Molto giovane e molto determinato. Calato nella realtà lucchese. Sorride a domandargli come si sente ad essere il rettore più giovane della penisola. «In un paese gerontocratico come l’Italia, fa piacere. Anche se a fare la differenza sono i curricula, non l’età. E comunque ,un ringiovanimento generale non farebbe male al paese, non lo dico solo io...», dice Alberto Bemporad.
Fine dell’ironia, adesso il neo direttore di Imt racconta le linee guida alla base del suo mandato. Partendo da una premessa: «Il mio compito sarà di continuare su questa ottima traiettoria impostata dalla precedente gestione. Mi adopererò per arricchire l’identità internazionale e quella lucchese di Imt. E per presentare Lucca come valore aggiunto dell’identità della scuola, essendo Imt la realizzazione in chiave moderna del diritto lucchese, sancito nel XIV secolo, di avere una propria istituzione universitaria.
Direttore, come si sta avvicinando alla città, come pensa di creare nuove sinergie tra Imt e il tessuto locale?
Lo sforzo è già iniziato di creare ponti tra docenti dell’istituto e aziende locali. La città ha facce molteplici. Attraverso Assindustria, stiamo lavorando soprattutto con le aziende del territorio. Stiamo portando avanti incontri con industriali dei diversi settori lucchesi. Ma un’operazione conoscitiva, anche sociale, non si fa in un giorno.
Cosa offre Imt al tessuto industriale?
La provincia di Lucca è la seconda realtà produttiva più importante della Toscana. Ma nonostante ciò non ha l’attenzione che merita dalla Regione e per i finanziamenti europei. Il mio primo obiettivo sarà aiutare le aziende del territorio a partecipare a opportunità di ricerca e sviluppo che esistono, mettendo in campo le nostre competenze sulla ricerca. Noi stessi faremo ricerche applicate per le aziende. Abbiamo già avviato progetti concreti.
Quali?
Una collaborazione tra Imt e un’azienda locale di rilievo. Lo scopo è individuare tematiche di ricerca importanti per fare uno studio applicato. Anche con l’Asl 2 abbiamo avviato uno studio di ricerca per la messa a punto di una figura di ingegnere gestionale.
Altri progetti?
Pensiamo di poter offrire al territorio competenze economiche e di sviluppo di impresa più macroscopiche e on demand. I nostri sono docenti di area economica a livello internazionale. Dalle aziende, sentiamo l’ansia quotidiana di vedere cosa Imt offre al territorio. Ci rendiamo conto di essere sotto i riflettori. Ma allo stesso tempo sentiamo il piacere e il bisogno di mostrarci.
Nel suo mandato ha intenzione di aumentare le discipline di studio in Imt?
Abbiamo finanziamenti limitati. Quindi, per ora, siamo limitati anche nel budget per nuovi investimenti. Ma in ambito accademico ognuno di noi conosce molti colleghi di altre discipline, ognuno di noi ha molti link in campo universitario. Per cui, se un’azienda avesse una necessità specifica, noi potremmo fare da tramite.
Nella realtà lucchese, i settori cartario e delle macchine per le cartiere ha un ruolo di primo piano. Imt può essere loro d’aiuto?
Sono settori che debbono rimanere in vita con la ricerca. È una necessità.
Esistono rischi concreti di tagli di risorse da parte del Fondo finanziamenti ordinario (Ffo)?
È un rischio diffuso in Italia. Dei tagli ci sono già stati, ma le cifre, per noi che abbiamo sempre percepito somme limitate, non sono state significative. Ci preoccupa però che Imt sia l’ultimo istituto nato in campo universitario. Se ci saranno tagli lineari nei finanziamenti, potrebbero compromettere la crescita di Imt. Dal precedente ministro dell’istruzione e della ricerca scientifica avevamo ottenuto un incremento di risorse, ma al momento è congelato. Tutto questo si traduce in un taglio alla crescita. Abbiamo parametri virtuosi rispetto ad altre università, in particolare per le spese relative al personale. E la qualità della ricerca è alta. Dispiace che il ministero vada a incidere anche sulle università virtuose. (b.a.)
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