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Lucca

Imt: siamo la scuola con i conti migliori

di Barbara Antoni
Imt: siamo la scuola con i conti migliori

Un piccolo gioiello l’Imt, una scuola di alta formazione post-universitaria nei settori di marketing, tecnologia, economia e management con i conti a posto

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LUCCA. Un piccolo gioiello l’Imt, una scuola di alta formazione post-universitaria nei settori di marketing, tecnologia, economia e management con i conti a posto. Ma servono risorse per farla crescere e di questi tempi, con i tagli che il governo sta apportando anche sul settore dell’istruzione e della ricerca scientifica, il rischio è che la crescita possa essere frenata dalla riduzione di fondi statali.

La temperatura è rigida, nell’aria l’odore forte e piacevole di legno nuovo. Nella cappella Guinigi (all’interno del complesso di San Francesco) appena restaurata, l’auditorium di quello che sarà il nuovo Campus di Imt - un “regalo” da venti milioni di euro che la Fondazione Cassa di Risparmio Lucca ha fatto all’università lucchese e alla città intera - di questi argomenti si parla ieri mattina.

E l’occasione è un momento importante nella storia di Imt: il passaggio di testimone fra il suo primo direttore - il professor Fabio Pammolli, 47 anni, lucchese - e il suo secondo. Che è Alberto Bemporad, fiorentino, già docente di automatica in Imt dal 2011; è stato nominato successore di Pammolli nel luglio scorso. Con i suoi 42 anni Bemporad è, dal primo novembre, il rettore più giovane di tutta Italia. Pammolli non lascerà comunque Imt: rimarrà nel suo consiglio di amministrazione e conserverà il ruolo di docente.

Arturo Lattanzi, presidente della Fondazione Crl, rimarca l’importanza e il valore dell’investimento della Fondazione sul complesso di San Francesco, che sarà inaugurato a giugno 2013: un campus con 8mila metri quadrati coperti e oltre 6mila di aree esterne e loggiati destinati ad area verde e passaggio; una foresteria con 127 posti letto, laboratori e uffici per i ricercatori, anche nove appartamenti riservati a loro e alle rispettive famiglie: tante persone che entreranno nel tessuto della città e ne saranno, giocoforza, ambasciatori. Per questo, dice Lattanzi, il valore dell’investimento sarà ancora più tangibile nel lungo periodo. Senza contare il valore che l’opera ha già dato in termini di occupazione: un cantiere aperto da un anno e mezzo nel quale lavorano circa noventa addetti ogni giorno, per lavori di varia natura.

Come i delfini, controcorrente. Fabio Pammolli ricostruisce il suo quinquennio in Imt. «Nel 2007, quando siamo partiti, non era ovvio che la scuola si sarebbe sviluppata come poi si è verificato. Le destinazioni del fondo straordinario del governo, erano di un milione 400mila euro. Stava già iniziando la crisi. E noi siamo stati costretti ad andare controcorrente, come i delfini». Risorse limitate, ma una politica rigorosa del migliore impiego. Questa la chiave del risultato. «I dati del bilancio della scuola - continua Pammolli -, il rapporto tra impieghi e finanziamenti raccontano un ente universitario statale nelle migliori condizioni. Abbiamo stabilito regole rigorose, di fare un passo lungo come la gamba. Abbiamo messo in piedi un laboratorio di ricerca a fine 2011 e nel 2012 ha preso avvio il comitato di ricerca insediato nella scuola. Imt ha così una struttura finanziaria solida, un piccolo modello di equilibrio finanziario. Ma per crescere più velocemente ci sarebbero volute più risorse».

Le strategie. E Pammolli lo dice chiaro: quello che serve, a questo punto, è di consolidare il rapporto fra Imt e Firenze, inteso come la sede del governo regionale, e con il governo centrale. «Se vorremo fare in modo che la scuola cresca, non posso fare a meno di osservare che deve consolidare questi processi di avvicinamento». E conclude che, nell’economia della scuola di alta formazione , «ora dobbiamo fare una riflessione su cosa sarà Lucca fra vent’anni. Occorre un’attenzione più forte del governo regionale per Imt, sennò sarà un altro esempio di una creazione lucchese che nel tempo non viene considerata».

La preoccupazione. In questo periodo, aggiunge anche il presidente della Fondazione Crl Lattanzi, «i tagli alle risorse da parte del governo rischiano di rallentare la crescita di questa scuola di alta formazione. La Flafr (fondazione lucchese di alta formazione e ricerca, un pool di enti e istituzioni cittadini che sostengono Imt, ndr) continuerà a fare la sua parte e Imt non si sentirà isolata. Al contrario, dovrà essere sempre più integrata col territorio. Tra i ricercatori del campus ci saranno anche docenti italiani andati all’estero che ora ritornano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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