Gioco
Province col fiato sospeso oggi si esprime la Consulta
La Corte costituzionale passa al vaglio il decreto di riordino del governo Monti Baccelli e Tambellini in attesa. E i parlamentari preparano un appello bipartisan
LUCCA. Province, per Lucca è il giorno della speranza. È atteso per oggi il pronunciamento della Corte costituzionale sul decreto sul riordino delle Province. Secondo la tesi dei ricorrenti (otto Regioni, tra cui non compare la Toscana) il Governo non poteva modificare l’assetto istituzionale, cioè non poteva procedere né all’accorpamento di enti né alla modifica dei loro organi e delle modalità elettive. Gli articoli 5, 114 e 118 della Costituzione non consentono al legislatore ordinario di modificare la natura degli enti costituitivi della Repubblica, visti nella loro realtà di enti di governo territoriale rappresentativi quindi delle loro comunità e tra essi equiparati quanto a natura e struttura. Le Province diventerebbero un ente di secondo grado e non eserciterebbero l'attività di gestione amministrativa, né le funzioni amministrative previste dall'articolo 118 (commi 1 e 2) della Costituzione. Se il ricorso sarà respinto, tutti i consigli provinciali (anche quelli non accorpati) scompariranno, e a guidare le Province superstiti saranno soltanto il presidente e tre consiglieri delegati.
Se la Consulta dovesse dare il via libera all’operato del governo non resterà che la battaglia in Parlamento: gli onorevoli lucchesi stanno lavorando a un’interrogazione bipartisan da presentare in aula che punta sul dato dell'unicità della situazione in cui è rimasta coinvolta Lucca. Vale a dire l’unione di ben quattro Province. L’obiettivo è quello di riportare nel dibattito l’ipotesi di accorpamento Lucca-Massa. La discussione in aula non è ancora stata calendarizzata, né si sa con certezza in quale dei due rami del Parlamento approderà prima. Stando alle ultime dichiarazioni del ministro Patroni Griffi, è probabile che il governo ponga la fiducia per evitare spiacevoli sorprese.
Sono con il fiato sospeso anche il sindaco Alessandro Tambellini e il presidente della Provincia Stefano Baccelli. Tra i due nei giorni scorsi è sceso di nuovo il gelo. Pesano le differenti strategie nel portare avanti la battaglia per la tutela Lucca. Ma sul loro “rapporto difficile” influiscono anche rancori antichi e soprattutto le primarie. Baccelli, classe ’65, è un sostenitore di Renzi. Non ha mai condiviso la scelta del centrosinistra di candidare Tambellini a sindaco senza consultare gli elettori.
Tambellini, classe ’55, bersaniano di ferro, è accusato dai renziani del partito di aver avuto una posizione un po’ ambigua sul tema del riordino (soprattutto in una prima fase). Oggi, però, preferisce sminuire le divergenze: «Sono stato in perfetto accordo con Baccelli e insieme abbiamo accolto i consiglieri regionali il mese scorso – spiega – Adesso credo che non ci si possa fondare su un'unica ipotesi: se Massa–Lucca venisse bocciata che facciamo? Io credo che Lucca possa reclamare il ruolo di capoluogo anche nell’area costiera. Le primarie? Non c’entrano niente con le Province. Ma le confermo di essere nettamente schierato con Bersani. Se mi preoccupa una vittoria di Renzi? Guardi, sono qui solo nel tentativo di fare il bene di Lucca. Il resto non mi riguarda. Io non lavoro per fare carriera politica».
Gianni Parrini
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