Il dolore
Imu, scontro giunta-opposizione
Marchetti: «Aumenti obbligati». Tori: «Il consiglio ormai è inutile»
ALTOPASCIO. L’aumento delle aliquote Imu decisa dal consiglio comunale di Altopascio, a maggioranza, ha suscitato vivavi reazioni da parte del gruppo di opposizione LiberAltopascio, con il capogruppo Giovanni Matteo Tori che ha abbandonato l’aula in segno di protesta nei confronti di una maggioranza «sorda, arrogante ed impreparata».
La decisione è stata presa dal capogruppo Tori dopo che «non erano state neppur prese in considerazione le proposte di modifica al testo del regolamento che, si precisa, è stato consegnato insieme agli altri documenti soltanto martedì 23. Una di queste modifiche riguardava la possibilità di applicare la tariffa agevolata per la prima casa anche ai parenti di primo grado che abitano la casa del genitore in comodato gratuito».
Il capogruppo Tori ha sottolineato anche che non era il momento adatto per aumentare l’Imu sulla prima casa, portandola dal 4 per mille al 5,5 per mille, viste le difficoltà economiche che attraversano le famiglie. Ha precisato che sarebbe stato più opportuno rivedere il bilancio di spesa tagliando le sacche di sprechi che esistono in tutti i bilanci pubblici compreso quello del Comune di Altopascio. Ha fatto notare anche la mancanza di un documento fondamentale per la votazione.
A Tori prima ha risposto l’assessore al bilancio Bianchi, respingendo la richieste. Quindi è intervenuto il sindacoMaurizio Marchetti, che ha ribadito come l’aumento sia stato necessario per coprire il buco lasciato dai tagli (1,9 milioni) nei trasferimenti del governo.
Ora polemicamente LiberAltopascio « invita tutti a riflettere se non è il caso di abolire il consiglio comunale. Istituzione fondamentale per la democrazia partecipata ma ormai ridotto solo ad organo ratificante di provvedimenti già approvati ed utile solo per esercitare l’arte della retorica. LiberAltopascio ribadisce, ancora una volta, che è un’associazione di liberi cittadini indipendente dai partiti e soprattutto non si riconosce in alcun partito presente in parlamento».
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