Il Tirreno

Lucca

Cammina di nuovo dopo l’improvvisa paralisi

Cammina di nuovo dopo l’improvvisa paralisi

Il racconto di un’agente della Municipale. «Avevo perso l’uso delle gambe se sto meglio lo devo ai medici che mi hanno operata e a chi mi è stato vicino»

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LUCCA. Come la vita può cambiare in un istante. Si fa presto a dirlo e anche a pensarlo. Simona Secone, 45 anni, di Lucca, vigilessa in servizio alla polizia municipale di Cascina, lo ha provato sulla sua pelle. È riuscita a superare quell’istante che poteva stravolgerle la vita e ora vuole raccontare la sua esperienza. Un modo per ringraziare pubblicamente – dice – i medici dell’equipe del chirurgo Paolo Lepori della neurochirurgia dell’ospedale di Cisanello, gli infermieri e tutte le persone, compresi tanti colleghi della Municipale, che non l’hanno lasciata sola.

«Sono stata operata lo scorso agosto a Pisa – comincia a raccontare – pensavo di non avere alternative. Ero paralizzata. È successo tutto all’improvviso. Una notte mi sono alzata per andare in bagno ma quando sono scesa dal letto le mie gambe erano come morte. Non riuscivo a stare in piedi, sono caduta. Inutile dire quanti e quali brutti pensieri si possono fare. Pensavo di dover restare su una sedia a rotelle. Invece, grazie al dottor Paolo Lepori, sono tornata a camminare. Dicono che sono quasi miracolata... Non lo so. Quello che posso dire è che, anche se devo affrontare una lunga riabilitazione, ho riacquistato l’uso delle gambe».

La donna, nei giorni precedenti alla paralisi, aveva avuto dolori al petto che però aveva messo in relazione ad un altro problema di salute che ha e non certo all’ernia dorsale che le stava per bloccare le gambe.

«Quando mi sono sentita male ero in casa da sola a mezzanotte – dice – mia figlia era a casa del padre. Mi hanno portato prima a Lucca e poi trasferito a Pisa dove sono stata operata. Ma già mi vedevo costretta su una sedia a rotelle per il resto della vita. Per fortuna, grazie ai medici dell’ospedale di Pisa, non è andata così».

E oggi, dopo alcuni mesi dall’intervento, per Simona è arrivato il momento di fare un primo bilancio. «Voglio ringraziare anche il comandante dei vigili Massimo Mariotti e Claudia Bartolini, tutti i colleghi che mi sono stati vicini. In questi momenti, lo dico anche come testimonianza per altre persone nella mia condizione, è importante sapere che c’è qualcuno che ti è vicino».

L’intervento non è stato semplice.

«Impossibile intervenire per la via tradizionale, attraverso la schiena», spiega Paolo Lepori, il chirurgo specializzato in chirurgia spinale che l’ha operata assieme ad una efficiente equipe anestesiologica ed infermieristica.

«L’ernia era talmente grossa che avvolgeva tutto il midollo sui lati ed anteriormente. Occorreva quindi agire dal davanti , aprendo il torace, sgonfiare quindi un polmone asportare una vertebra e liberare l’ernia che stava “strozzando” il midollo. Ecco perché i disturbi erano stati, tra l’altro, così rapidi».

«Alla paziente ho subito chiarito lo stato delle cose – aggiunge nell’intervista rilasciata al nostro giornale – perché questo tipo di intervento è molto delicato ed in Italia viene effettuato solo in pochi centri neurochirurgici, ha bisogno di una notevole organizzazione e doverlo fare in urgenza rendeva il tutto ancora più complesso. Come faccio sempre, ho dovuto spiegare alla paziente le difficoltà e gli alti rischi che aveva l’intervento. Ma non esistevano alternative. Per fortuna, siamo una equipe preparata ad affrontare casi così complessi e i nostri 2 anestesisti, dottor Simoni e dottor De Masi, in questa circostanza hanno fatto un lavoro eccezionale».

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