Sicurezza
Kme, il sindacato chiede conto dei piani per il futuro
La Fiom sottolinea alcuni aspetti preoccupanti: il nuovo forno non ancora a regime, il lavoro che scarseggia
FORNACI DI BARGA. Investimenti fatti, ma il nuovo forno non è ancora a regime. Si registrano carenze di carichi di lavoro e l’incontro con il sindacato fissato è stato rinviato di un mese.
Segnali che mettono in allarme la Fiom Cgil riguardo il futuro dello stabilimento della Kme di Fornaci.
Per questo il sindacato passa all’attacco. «Alla Kme, dopo lunghe trattative, a giugno abbiamo siglato un accordo sindacale riguardo gli investimenti, la produttività e la flessibilità aziendale al fine di cercare di superare la fase di crisi che accompagna lo stabilimento da molti anni», spiega la Fiom Cgil.
E continua che «i lavoratori in cambio di investimenti hanno accettato di regolamentare la pausa mensa e i cambi turno alle macchine, in una fase dove continuano ad essere utilizzati specifici ammortizzatori sociali come il contratto di solidarietà, una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro».
Come sempre, le organizzazioni sindacali e i lavoratori «hanno fatto responsabilmente la loro parte - spiega la Fiom - per non lasciare intentata nessuna strada che desse un futuro allo stabilimento e potesse garantire i livelli occupazionali. Tuttavia a livello aziendale continuiamo a registrare gravi carenze di carichi di lavoro, troppa improvvisazione e una non idonea programmazione del lavoro e qualità del lavoro. Gli investimenti sono stati fatti, ma anche il forno nuovo presenta problemi e deve essere messo ancora a regime. In ottobre era atteso un incontro sindacale di gruppo con l’azienda a Firenze, ma lo hanno rimandato di un mese. A questo punto l’appuntamento con l’azienda previsto a novembre diventa fondamentale per capire quali strategie intende mettere in campo per uscire da questa pesante situazione, sapendo che a questo punto l’azienda non ha alibi se non riesce, come diceva, ad “aggredire i cambiamenti del mercato”, visto che il problema è la mancanza di lavoro, e l’azienda deve assumersene la piena responsabilità».
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