Il Tirreno

Lucca

Studenti in strada: il nostro futuro è ora

di Nadia Davini
Studenti in strada: il nostro futuro è ora

Oltre un migliaio di giovani in corteo, chiedono un avvenire all’altezza dei loro sogni: la protesta? Siamo solo all’inizio

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Il nostro futuro è adesso». Con queste parole 1.500 studenti lucchesi sono scesi in piazza ieri mattina per manifestare contro i tagli all'istruzione, i finanziamenti alle scuole private, il governo Monti e la crisi generale che sta attraversando il paese. Si sono riuniti in piazzale Verdi per poi attraversare le vie del centro fino a Porta San Pietro, dove hanno bloccato il traffico per dieci minuti. «Se bloccano la cultura, noi blocchiamo la città», gridavano i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori riuniti in centinaia per esprimere tutto il proprio dissenso. Alcuni hanno deciso di non andare a scuola pur di prendere parte alla manifestazione; altri sono arrivati in piazza direttamente dagli istituti occupati cercando di coordinare altre azioni per il futuro. Gli studenti sono organizzati, collegati tra loro, riescono a fare rete e ad organizzare iniziative basate solo sul passaparola: ecco perché, assicurano, la mobilitazione è appena iniziata.

Giovani, giovanissimi scesi in piazza perché vogliono poter guardare al futuro e immaginarselo all'altezza delle proprie ambizioni. C'è chi ha occupato nei giorni scorsi, chi ha proclamato l'autogestione e la cogestione. Come l'Isi Barga che è entrato in autogestione per due giorni. «Ci siamo riuniti – spiegano – per parlare della nuova riforma del ministro Profumo, delle manifestazioni avvenute nel corso della storia e che, nonostante lo sviluppo della società, avvengono tutt'ora. Non crediamo più alle persone che dicono che tutto passerà, che è solo una fase e che prima o poi ci sarà una ripresa. In un paese sempre più consumista, senza poterselo permettere, il nostro unico strumento per poter cambiare le cose e dire che questa realtà non è quella in cui vogliamo vivere sono le manifestazioni». «I tagli alle scuole – spiegano altri ragazzi – la disoccupazione che dilaga, la privatizzazione di sempre più istituti a discapito di quelli pubblici sono buoni motivi per combattere, per non rimanere passivi davanti agli eventi: la scuola deve essere un diritto di tutti e di tutte».

È finita invece l'occupazione al liceo scientifico “Vallisneri”, iniziata venerdì scorso. Qui i gruppi studio e lavoro si sono alternati per giorni, in assemblea gli scambi sono stati continui e le proposte avanzate in questi giorni di mobilitazione sono serie e concrete. Negli istituti che hanno proclamato lo stato di agitazione, infatti, sono stati promossi momenti di analisi e confronto circa le tematiche di attualità relative alla difesa e alla ripresa della scuola pubblica e il diritto a uno studio dignitoso e accessibile, senza trascurare le problematiche specifiche presenti nelle varie scuole superiori lucchesi.

Ha proclamato l'autogestione anche l'Iti Fermi, mentre continua lo stato di agitazione al Passaglia. «Con il ddl Aprea e la riforma Profumo – spiegano gli studenti del Passaglia – i privati entreranno nei consigli d’istituto e influenzeranno didattica e amministrazione, togliendo la possibilità di partecipazione e di espressione agli studenti nella loro scuola: con la tanto osteggiata parola “meritocrazia”, si vuole nascondere l’intenzione di garantire il sapere e la formazione solo a chi ha un certo reddito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa