La manifestazione
Panem, questa volta è davvero finita
Depositata al tribunale di Monza la sentenza di fallimento. I lavoratori rischiano di perdere i soldi promessi da Novelli
ALTOPASCIO. Al tribunale di Monza è stata depositata la sentenza di fallimento per lo storico panificio Panem.
La novità importante è che a essere coinvolto nel fallimento potrebbe essere tutto il gruppo Novelli, che circa un anno e mezzo fa aveva rilevato Panem.
Ieri, a Roma, si è tenuto un tavolo ministeriale, al quale è stata chiamata anche la Novelli, per cercare di capire come salvare l'azienda, che al momento impiega più di 700 persone.
I dipendenti dello stabilimento di Altopascio, senza lavoro dal dicembre del 2011, stanno decidendo se organizzare una manifestazione di protesta, a Terni.
"Temevamo questo epilogo visto l'evolversi della situazione nelle ultime settimane. Quello che non si comprende, considerando anche quanto sta succedendo al Gruppo Novelli è il senso dell'acquisizione portata avanti da parte del Gruppo soltanto diciotto mesi fa, un'acquisizione che fin dall'inizio ha fatto emergere sia i problemi finanziari che investivano la Panem, sia le difficoltà sempre crescenti della Novelli - dice l'assessore alle attività produttive della Provincia Francesco Bambini, commentando la notizia - E' da tenere presente che questa situazione, oltre ad aver comportato la chiusura dello stabilimento di Altopascio, dove erano occupati oltre 60 dipendenti, rischia di compromettere il futuro di altri stabilimenti, dove sono impiegati oltre 700 dipendenti".
Ma le brutte notizie non finiscono qui, come lo stesso Bambini sottolinea.
"A questo punto, dopo la perdita del posto di lavoro, siamo preoccupati anche per il futuro dell'ultimo accordo raggiunto tra sindacati e azienda che, a fronte dell'avvenuta chiusura dello stabilimento, prevedeva la corresponsione di un incentivo salariale modesto ai lavoratori dipendenti, subordinato all'omologazione del concordato".
Insomma, gli operai della Panem rischiano di non vedersi pagare oltre due terzi di quell'incentivo all'esodo promesso dalla Novelli in giugno, quando venne raggiunto un accordo con i sindacati.
Di quei soldi, quattromila euro in totale da riscuotere in tre tranche (1000 euro lordi con il cedolino di luglio, 1300 con il cedolino di settembre e 1700 con quello di dicembre) i lavoratori hanno fin qui ricevuto solo mille euro e, con il fallimento, il resto del pagamento è in pericolo.
Infranto anche il sogno di riveder partire la produzione di pane.
Nello stesso accordo di giugno, il Gruppo Novelli si impegnava ad assicurare commesse per 40 quintali al giorno di media, per poter garantire un'adeguata fase di start up nel caso in cui un imprenditore si fosse mostrare interessato a rilevare l'azienda (tradotto in forza lavoro, circa otto dipendenti impiegati per mezza giornata, o quattro full time). Con il fallimento, spariscono anche le speranze legate a queste commesse.
Davvero una fine amara per la storica azienda della panificazione e per le maestranze, che a lungo avevano sprato in una soluzione positiva della vicenda.
Invece, operai e impiegati sono lì a leccarsi le ferite. E a fare i conti con la drammatica mancanza di un impiego.
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