Finanza
Nuove regole sulle aree vincolate
Accordo tra Regione e Mibac per limitare la discrezionalità degli interventi. In provincia sono 33 le zone interessate
LUCCA. Aree sottoposte a vincolo paesaggistico, cambiano le regole. Ma non si sa se in meglio o in peggio. La Regione Toscana e il Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac) hanno sottoscritto due giorni fa la prima intesa a livello nazionale sulla "vestizione" dei vincoli paesaggistici, vale a dire sulla disciplina d'uso e sulle prescrizioni delle zone vincolate per decreto. Si tratta di un primo passo verso la realizzazione del Piano paesaggistico regionale che offrirà maggiori certezze nella pianificazione degli interventi e nel rilascio delle autorizzazioni.
L’obiettivo dichiarato è quello di portare un po’ di ordine nell’interpretazione dei vincoli che al momento sono uno scheletro vuoto – non a caso si parla di vestizione – in modo da evitare il ripetersi di “casi Monticchiello”, dal nome della frazione di Pienza in cui sono state costruite una novantina di abitazioni senza salvaguardare il rispetto dell’ambiente. Il tutto nonostante l’area fosse soggetta a vincolo. Un caso non isolato se si pensa che per fronteggiare i problemi finanziari e assicurare i servizi ai cittadini talvolta le amministrazioni sono tentate dal rilasciare un po’ troppo facilmente le autorizzazioni a costruire.
Con la firma del protocollo d’intesa il margine di discrezionalità attualmente concesso ai Comuni viene a ridursi drasticamente. I 365 beni paesaggistici vincolati presenti in regione sono stati sottoposti a una schedatura che basandosi sulla percezione visiva, antropica, idro-geomorfologia scende nel dettaglio di quello che si potrà (o meglio non si potrà) fare in quelle aree al fine di salvaguardarne la peculiarità.
In provincia di Lucca sono 33 le zone interessate: ci sono le colline, l’Orecchiella, la grotta del vento, l’area dell’acquedotto Nottolini, il parco e la villa Massoni. Ma anche tutta la città di Lucca e la zona ad essa circostante. Il tavolo tecnico – a cui ha partecipato anche la Soprintendenza – ha esaminato tutte le aree, definendone l'esatta perimetrazione e rappresentazione cartografica. Ogni zona è stata approfondita nei suoi diversi aspetti, ne sono stati descritti i caratteri peculiari (fisico-ambientali, storico-culturali, estetico-percettivi), gli elementi di valore paesaggistico, le dinamiche di trasformazione, gli elementi di vulnerabilità ed i fattori di rischio. Le schede saranno rese pubbliche nei prossimi giorni.
Resta da capire se questa novità possa rappresentare un problema per i lavori pubblici già previsti nelle aree interessate, ad esempio il centro di Lucca. «Per quanto riguarda il Piuss – spiega l’assessore del Comune di Lucca Francesca Pierotti – non ci dovrebbero essere problemi. Gli interventi saranno interni alle strutture e sono finalizzati a un risanamento conservativo».
L’accordo fra Mibac e Regione viene salutato come un giro di vite contro pianificazioni e cementificazioni scellerate. Ma non tutti sono di questo avviso. «Mi auguro che il nuovo sistema mantenga quel che annuncia – spiega Roberto Mannocci di Italia Nostra – Non vorrei fosse soltanto un modo per accorciare i tempi delle autorizzazioni, riducendo il ruolo della Soprintendenza. La normativa attuale qui a Lucca ha funzionato abbastanza bene. Vedremo cosa succederà d’ora in avanti». Con due leggi datate ’95 e ’05 la Regione ha delegato la competenza paesaggistica ai Comuni, i quali però non sono lasciati soli. I collegi ambientali e le Soprintendenze hanno il compito di vigilare sul loro operato. L’iter è il seguente: le commissioni edilizie comunali accertano e verificano la compatibilità degli interventi con i vincoli posti a tutela del paesaggio. I collegi ambientali – composti da tre membri scelti dal Comune – integrano la commissione. In caso di parere favorevole la richiesta di autorizzazione viene girata alla Soprintendenza, che, entro 60 giorni, deve dare l’assenso. Il pericolo, secondo Mannocci, è che il protocollo d’intesa faccia saltare quest’ultimo passaggio: «Il parere della Soprintendenza su quello che si può e non si può fare è già espresso nelle schedature. Temo che un ulteriore passaggio possa esser considerato superfluo. Vedremo».
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