Il Tirreno

Lucca

Trapianti incrociati fra due coppie

di Fabrizio Tonelli
Trapianti incrociati fra due coppie

Donna di Lucca riceve il rene da una cinese al cui marito è andato l’organo donato dal coniuge della paziente lucchese

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LUCCA. Doppia donazione e trapianto di rene da vivente tra due coppie di coniugi, in modalità incrociata, al policlinico senese Santa Maria alle Scotte. Una delle due coppie è lucchese, composta da una donna di 33 anni che ora vive con l’organo che le ha donato una donna cinese di 39. Al contempo il marito dell’asiatica, 41 anni, ha ricevuto il rene donato dal coniuge trentacinquenne della donna lucchese.

Trapianti incrociati, un vero e proprio cross-over, quello che si è realizzato a Siena su imput del reparto di nefrologia e dialisi del Campo di Marte, diretto dal dottor Alberto Rosati. Un evento non certo comune, che ha coinvolto persone di tre continenti (il marito della donna cinese è infatti originario del Sudamerica), avvenutoin contemporanea in tre sale operatorie e che ha tenuto impegnati i medici per oltre dieci ore.

Una storia che vale la pena di essere raccontata, perchè è un esempio di solidarietà e di buona sanità, di generosità e di efficienza.

«L’iter è partito circa un anno fa - spiega il dottor Rosati - quando la signora lucchese in cura presso il nostro reparto, che stava per andare in dialisi, si è proposta per un trapianto da vivente»

Il marito ha dato subito la propria disponibilità a donarle un rene e a quel punto sono iniziati gli accertamenti, una valutazione approfondita dalla quale è emerso che c’era incompatibilità immunologica fra i coniugi.

A quel punto il dottor Rosati ha preso contatti con altri centri trapianti per verificare se c’era una situazione simile. Dopo qualche tempo da Siena è arrivata una risposta positiva.«E’ ripartito un iter molto lungo - dice il primario - con studi molto accurati e alla fine si è giunti alla definizione e si è proceduto al trapianto incrociato. Donatori e pazienti stanno bene».

In situazioni di questo tipo i medici devono anzitutto verificare la compatibilità fra donatore e ricevente e accertare che il donatore sia in perfetto stato di salute e che non corra alcun rischio. Casi di donazioni tra viventi sono abbastanza comuni, all’ospedale di Lucca ne ricordano diversi negli ultimi anni, tra cui quello di una madre 70enne che ha donato il rene alla figlia 30enne. Più rare situazioni come quella che si è concretizzata a Siena.

La complessa procedura di selezione dei donatori e pianificazione degli interventi è stata effettuata dalla chirurgia dei trapianti di rene, diretta da Mario Carmellini, e dalla nefrologia, dialisi e trapianto, diretta da Guido Garosi; supporto è stato fornito poi dall’immunogenetica di Careggi, con il dottor Giovanni Rombolà, dalla nefrologia di Lucca e dal centro nazionale trapianti. Tutte le procedure sono state autorizzate dal tribunale di Siena. «Trapiantati e donatori stanno bene e sono già stati dimessi - spiega Carmellini - i prelievi degli organi sono stati tutti realizzati con tecnica laparoscopica». La complessità del caso, si spiega, era legata anche alle condizioni di salute dei due riceventi: «Entrambi - aggiunge Garosi - sono stati sottoposti, prima del trapianto, a procedure di aferesi per eliminare dal sangue gli anticorpi preformati. La donna lucchese presentava un alto grado di sensibilizzazione verso antigeni largamente diffusi nella popolazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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