Il Tirreno

Lucca

Esercenti morosi nell’incubo dello sfratto

di Barbara Antoni
Esercenti morosi nell’incubo dello sfratto

Confcommercio invita i proprietari dei fondi a dare tempo agli affittuari Il rischio è che il centro si svuoti, soprattutto dei negozi di tradizione

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. L’emergenza è forte nel centro storico: molti fondi risultano sotto sfratto, perché i commercianti sono morosi, non riescono a pagare i canoni di affitto alla scadenza prevista.

È l’altra faccia della crisi, inevitabile conseguenza del calo di acquisti, di volumi di affari e quindi di liquidità per i commercianti.

«Tantissimi fondi in centro sono interessati da una procedura di sfratto - spiega infatti l’avvocato lucchese Michele Giorgetti, che conosce bene la situazione anche perché tra i suoi assistiti ha diversi proprietari di fondi commerciali -. Alcuni dei miei clienti risentono di questo problema in maniera diretta. Perché se il negozio va male, il gestore comincia a chiedere di pagare a scadenze più lunghe. Se il negozio chiude, il primo rischio per il fondo è di rimanere vuoto per anni, come succede in molti casi anche nel centro. Davanti a un ritardo di pagamento del canone, tra i proprietari c’è chi pazienta, altri invece decidono di avviare la procedura di sfratto».

Ma tra i proprietari c’è anche chi ha cominciato a pensare in modo diverso, a guardare più lontano. «Ci sono proprietari - prosegue il legale, collaboratore di Confcommercio al progetto dello sportello che interverrà sulle controversie in materia di affitti dei fondi, su rinegoziazioni dei canoni e questioni affini - a cui siamo riusciti a trasmettere il concetto che lo sfratto alla fine condanna il negozio moroso ma rischia di tenere il fondo chiuso per molto tempo, soprattutto se si pensa di mantenere gli affitti su livelli molto alti. In via Fillungo ci sono fondi che costano 8, 10 o addirittura 12mila euro al mese di affitto: di questo passo, con prezzi del genere, si potrebbe anche arrivare al punto che anche le catene abbandonino il centro storico. Se il proprietario ama la sua città - sottolinea Giorgetti -, perché se i negozi chiudono il centro rischia di diventare un deserto, può decidere di dare qualche altra chance al suo affittuario, decidere di dargli tempo: se il commerciante ad esempio è indietro di sei mensilità ma è disposto intanto a pagarne due, il proprietario può accettare il pagamento intanto parziale e aspettare il saldo, anche perché così facendo il fondo rimane vivo. In crisi oggi soprattutto ci sono i negozi tradizionali: se muoiono, il centro perde di valore».

E il legale conclude la sua analisi con un auspicio: «Mi auguro che Confcommercio solleciti l’amministrazione comunale a intervenire per rilanciare la città, ad esempio alzando le aliquote di Imu sui fondi commerciali vuoti».

«Il problema degli affitti dei fondi commerciali è tangibile ormai - conferma Federico Lanza, presidente del centro commerciale naturale del centro storico di Confcommercio e ideatore del progetto dello sportello che interverrà in materia di affitti -. Ci stiamo organizzando per dare un servizio al singolo commerciante che si rivolgerà a noi. Ci interessa in particolare la rinegoziazione degli affitti. Nelle vie centrali le cifre richieste sono sempre molto alte. A fronte però non ci sono più le condizioni di qualche anno fa. Ed è sotto gli occhi di tutti che soprattutto il commercio di tradizione sta regredendo. Il rischio più forte, per la realtà del commercio lucchese è l’omologazione. Di questo passo - sottolinea Lanza - con l’arrivo di sempre più negozi in franchising, tende ad assomigliare a un qualsiasi centro commerciale naturale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web